Sicurezza e qualità
Oggi il caseificio sorge in una struttura moderna e ampia, alle porte del paese; in anni lontani il laboratorio era in una viuzza del centro storico, con la piccola bottega ad accogliere. Latte, burro e pochi formaggi tipici. Nel tempo la produzione è stata ampliata, i metodi perfezionati, pur mantenendo la caratteristica dell’artigianalità, e la sede trasferita.
“Tutti i nostri formaggi sono pastorizzati, tranne il Trentingrana, per disciplinare” spiega Francisca.
Risale, infatti, a marzo 2023 il divieto di produrre nei caseifici della cooperativa sociale trentina formaggi a latte non pastorizzato. Neppure il “Nostrano”, icona storica della produzione, che oggi viene realizzato esclusivamente con latte pastorizzato, caglio e sale.
Spiega Moreno Paternoster: “Il Trentingrana è l’unico formaggio prodotto da latte non pastorizzato, secondo disciplinare, ma in questo caso non sussistono rischi di contaminazione da listeria, annullati, secondo le nostre analisi, già dopo quattro mesi di stagionatura”.
Un problema scottante, quello dei formaggi a latte crudo, che sta sollevando diatribe infinite e che, scaturito da gravi fatti di cronaca, ha suscitato giustamente riflessioni importanti. “Non si possono accettare – afferma Paternoster – all’ombra di tali avvenimenti, rischi così gravi, e abbiamo fatto delle scelte. Questo ha naturalmente richiesto un esame e uno studio dei processi di lavorazione per adeguare i metodi e preservare la qualità e le caratteristiche dei prodotti. Quando ho cominciato a produrre il nostro Nostrano con latte pastorizzato c’è stata una certa diffidenza da parte dei consumatori abituali: il sapore, il colore, la consistenza erano diversi. Ci sono voluti 6 mesi di studio e prove per raggiungere un risultato soddisfacente. La lavorazione deve seguire un processo che dura 2 mesi prima che il formaggio sia pronto e in questi due mesi le sue qualità organolettiche mutano. È stato necessario variare alcuni parametri e trovare il giusto equilibrio: con la stessa lavorazione ottenevo un prodotto buono ma diverso; modificando la lavorazione, più volte, ho trovato infine il giusto indirizzo e ottenuto un prodotto dal sapore, consistenza e colore il più possibile simile all’originale, ma sicuro e conforme alla legge”.
Si può dunque, e l’abilità del casaro è fondamentale. Così come il rispetto per i ritmi della natura.