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Stradine rattoppate che si snodano tra ettari coltivati a cerealicole e mucchietti di case sparse. Fenili di Roverbella è un minuscolo borgo della campagna mantovana che si percorre distrattamente per raggiungere un altrove, è qui che Chiara Ronchin e Giulia Realini approdano sul finire del 2019, rilevando Fienili Osteria, un cascinale rustico con un cortiletto interno al quale avrebbero dato, nel corso di questi cinque anni, una dimensione così personale e colma di bellezza da diventare quell’altrove da raggiungere.
Giulia pensava sarebbe diventata geometra, Chiara giocava a pallacanestro e studiava fotografia per il cinema, per entrambe la vita aveva in serbo altri progetti. Dopo una serie di esperienze nei contesti più disparati: Ai Mercati a Venezia, al Cambio di Torino, al Le Rose a Salò, e al Kitchen di Como solo per citarne alcuni, il loro percorso professionale si intreccia nella minuscola cucina del Ratanà, è lì che matura l’idea di costruire una dimensione più vicina al loro vivere il lavoro e la ristorazione. Come il caso le abbia portare nel nulla della campagna mantovana rimane, per loro stessa ammissione, un mezzo mistero. Nessun legame fisico o umano con il territorio, solo l’esigenza di dare concretezza ad un sentire comune. L’apertura a fine 2019, a ridosso di quel periodo storico che avrebbe segnato un prima e un dopo anche per la ristorazione. Ed è in quel limbo di incertezze e necessità che Fienili inizia a macinare idee “non avevamo intenzioni rivoluzionarie” – ammette Chiara- “volevamo capire, sopravvivere e divertirci. Trovare un modo per vivere il nostro lavoro in maniera più spontanea e libera”.
Fienili ha incarnato e al contempo “tradito” il concetto di osteria che alimenta un immaginario spesso anacronistico. Lo è stata nell’accogliere, nel virtuosismo di creare legami diretti con produttori locali e non, nell’educare al concetto di scarsità, nelle politiche sui prezzi. Ma sedere a Fienili significava anche non affezionarsi ad un piatto e a un menù (in 5 anni di attività ne hanno sfornati 123 per l’esattezza), nemmeno cercare tortelli di zucca e riso alla pilota, o navigare nella consueta liturgia di antipasti, primi e secondi piatti. Il leitmotiv suonava invece con pochi ingredienti, spesso di prossimità, declinati in proposte decisamente alloctone, su tutte traspariva la passione per la cucina regionale cinese e il Giappone: Ramen con noddles rigorosamente autoprodotti, nigiri, pani al vapore, verdure saltate. Immagino che le proposte sempre affacciate altrove e la mutevolezza con cui si susseguivano, abbiano spiazzato non pochi avventori in cerca di tradizione: “siamo consapevoli che voi clienti vi siate dovuti in qualche modo adeguare alle nostre scelte” commenta Giulia.
Forse invece ci si sceglie reciprocamente. Sono abbastanza certa che chi si è seduto ai tavoli di Fienili abbia vissuto altro, qualcosa di più simile allo stupore. Per la nitidezza sensoriale o le felici intuizioni di alcune proposte, per il grande lavoro di selezione sulle materie prime e per la capacità di spogliare i piatti di superflui orpelli. Semplice non è facile, e sebbene impartire lezioni sia quanto di più lontano dal pensiero che alimenta le scelte di queste due cuoche talentuose, ho avuto modo di leggere numerosi trattati sul tema nei piatti di Fienili. Traspariva anche una certa ritrosia, quasi pudore, verso chiunque esprimesse commenti entusiastici e manifestasse la volontà di raccontare l’esperienza. Ho capito poi che quel “volevamo capire” chiedeva spazio e tempo. Negli anni ho resistito alla tentazione di usare inchiostro per raccontare cosa fosse Fienili, un po’ per rispettare quel pudore ma anche per custodire quell’idea, come si fa con le cose preziose.
Lo faccio ora con questa retrospettiva un po’ nostalgica, consapevole che in quel mucchietto di case sparse della campagna mantovana sia accaduto qualcosa di bello e irripetibile. L’ultima comanda di Fienili Osteria è di ottobre dello scorso anno, oggi Chiara e Giulia stanno immaginando un nuovo capitolo altrove: si chiama Bisso ed è un localino che hanno inaugurato a dicembre a Fenegrò, nel comasco. Resisto di nuovo alla tentazione di raccontarvi cosa troverete lì, di certo Chiara e Giulia, le loro idee e il loro modo di stare al mondo. E già questa a me pare una cosa rivoluzionaria.