Monsupello accoglie il detenuto, offre lavoro, alcuni si fermano tutto l’anno per espletare le diverse attività secondo le regole dell’associazione. “È molto importante per i detenuti in un’ottica di percorso di reinserimento futuro nella società. L’uscita dal carcere è spesso un momento difficile, nel quale la percezione della realtà è legata al pregiudizio; l’accompagnamento è fondamentale. Laura e Pierangelo Boatti hanno dimostrato di essere grandi imprenditori e soprattutto grandi essere umani, una famiglia vera”.
Il risultato di questa collaborazione reciproca è, naturalmente, un ottimo vino: lo Sprigionato. “Un vino e un brand – afferma Don Sacchi - per dire alla società che possiamo aiutarli, possiamo trovare un linguaggio che risponda alle paure di chi stigma. Spesso la pena più forte è proprio la scarcerazione, dalle sbarre ai pregiudizi, fino alla recidiva. Dare ai detenuti che ne sentono il bisogno la possibilità di essere accompagnati fuori, e il sostegno una volta fuori, è fondamentale. Lo Sprigionato libera da tante cose, crea un connubio col linguaggio, sprigiona aroma e sapori anche nella vita delle persone. Perché ognuno ha una ferita e un percorso e oltre lo stigma trovi l’uomo e il suo valore intrinseco”.
E poi, in fondo, il vino è gioia, spiega Don Pietro Sacchi: “A Cana, Maria vede la tavola e accorgendosi che manca il vino, parla dell’umanità. Non manca nulla ma non hanno la gioia e così, Gesù trasforma l’acqua (la debolezza) in vino (la gioia). Anche l’anima ha bisogno di un upgrade…”.
Con un brindisi finale Pierangelo Boatti annuncia una novità: una nuova bolla per il 2025, 100% Pinot nero, e altri interessanti progetti in via di sviluppo.
Perché Monsupello e la sua terra sono espressione di una tradizione vitivinicola che guarda al futuro, con passione e innovazione.