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Una indiscrezione che crea sgomento e incomprensione del problema

12/05/2020

Una indiscrezione che crea sgomento e incomprensione del problema

Non è nostra
abitudine inseguire le notizie quando non hanno un fondamento di certezza, ma è
allarmante l’indiscrezione circa le misure di distanziamento nei ristoranti
previste dal governo, contro cui si sta ribellando tutta la categoria, da FIPE
a #FareRete, il pool di 29 associazioni che si è creato immediatamente
dopo l’inizio dell’emergenza e che rappresenta 100.000 realtà imprenditoriali.

Quali sono queste indiscrezioni? La previsione di una persona ogni quattro
metri quadrati
. Se questa norma venisse confermata, secondo la FIPE, si
perderebbero, in un sol colpo quattro milioni di posti a sedere, vale a dire il
60% del totale
. Un dato calcolato dall’Ufficio Studi di FIPE sulla base
delle dimensioni medie dei locali. La ristorazione italiana è infatti composta
da piccole attività, che hanno in media una superficie di 90 metri quadrati e
62 posti a sedere. Un posto a sedere ogni 0,7 metri quadri, che scende a 0,6
nei locali più piccoli, ma che, con la previsione dei 4 metri quadri di
distanziamento tra i commensali, scenderebbe sotto lo 0,3.

“Questa non è una soluzione, ma un serio ostacolo alla ripresa della nostra
attività lavorativa – sottolinea Aldo Cursano,Vicepresidente vicario
di Fipe -. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità da settimane a discutere di
maggiori spazi all'esterno, di distanze ragionevoli tra i tavoli, di
dispositivi di protezione individuale e possiamo anche valutare, se necessario,
di installare delle paratie tra un tavolo e l’altro. Ma il governo non può
chiederci di mantenere 4 metri quadri di distanza tra commensali dello stesso
tavolo. Altrimenti avremmo ristoranti con solo tavoli da uno”.

Per questo la Fipe ha simulato anche altri due scenari.

Se il governo decidesse di distanziare i tavoli di 4 metri lineari l’uno
dall’altro, la perdita di posti a sedere sarebbe di 3,5 milioni, ovvero la metà
dei 7 milioni attualmente disponibili nei ristoranti italiani.

Se invece si optasse per i due metri di distanza tra i tavoli, senza
distanziamento tra i commensali allo stesso tavolo, la perdita sarebbe del
30% dei coperti.


Quest’ultimo è l’unico scenario sostenibile – sottolinea Cursano -, il
solo in grado di permettere agli imprenditori del settore di continuare a
lavorare, magari recuperando una parte dei posti a sedere persi, occupando lo
spazio al di fuori dei locali. Mi auguro che sia il governo sia i presidenti
delle Regioni tengano bene a mente questi calcoli prima di prendere una
decisione definitiva”.

Stessa posizione viene assunta da #FareRete che ha trovato l’alleanza di
Filiera Italia: “Se queste notizie pubblicate dalla
stampa trovassero corrispondenza nelle linee guida in emanazione, avrebbero come conseguenza
la chiusura permanente di oltre l’80% dei locali presenti nel nostro Paese. Riteniamo
folle e privo di senso anche solo ipotizzare misure
di tale portata che confermano
la poca conoscenza del settore e delle logiche che lo regolano. Non c’è più tempo, servono urgentemente misure
pertinenti alla realtà esistente. Chiediamo al Governo di consultarci prima di emanare le nuove disposizioni, coinvolgendo rappresentanti della ristorazione al tavolo decisionale”.

“A poche ore dall’emanazione del Decreto Legge ribadiamo
anche la necessità che vengano previste misure di finanziamento a fondo perduto, destinate
specificamente alla ristorazione e vincolate all’acquisto di prodotti
alimentari italiani. Solo in presenza di tali risorse, l’horeca sarà in grado di riappropriarsi del
proprio ruolo, quello di leva economica, imprescindibile, per la filiera agroalimentare, necessario per
la ripartenza dell’intero Paese” – ribadisce Gianluca De Cristofaro parlando a nome del progetto #FareRete.

Un appello sostenuto da Filiera Italia il cui consigliere delegato Luigi Scordamaglia ricorda come: “Il perdurare della chiusura del canale della ristorazione stia provocando un effetto domino sull’intera filiera agroalimentare italiana con crolli di produzione fino al 40% del settore del vino, del 45% dei formaggi tipici e del 35% dei salumi di maggiore pregio, mettendo a grave rischio occupazionale parti rilevanti dei 3,6 milioni di lavoratori dell’intera filiera”. Far ripartire subito la ristorazione con regole rigide ma applicabili è l’appello della Fondazione che raccoglie il meglio dell’agroalimentare italiano.