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Verbania Stresa e ritorno

07/01/2026

Verbania Stresa e ritorno

Indignazione per l’estensione del servizio di delivery a molti chilometri dal capoluogo di provincia



Prima di Natale ho intercettato una notizia che mi ha colpito, anzi, di più, mi ha fatto indignare, non solo perché riferita a un tema del quale ho, da subito e sempre, denunciato le storture, il delivery, ma anche, perché proveniente dai luoghi ove sono nato e ho vissuto per più di trent’anni, Stresa, sul lago Maggiore.

In sintesi: la piattaforma Deliveroo, presente a Verbania, ha esteso il servizio anche a Stresa, che, in termini ciclistici, significa pedalare, su di una strada ad alta percorrenza, non molto sicura per le biciclette, per 1 oretta tra andata e ritorno.

Il tema è delicato, perché attiene, comunque, a un’occasione di lavoro per i fattorini e di ricavi per i ristoratori, ma c’è un limite a tutto, soprattutto, quando si parla di dignità e sicurezza.

 

Di Food Delivery, infatti, ne ho scritto più volte, fin dagli albori del servizio, ponendo diverse questioni, alcune pratiche, altre etiche, che riguardano sia gli addetti, ristoratori e lavoratori, sia i clienti. Dal punto di vista pratico, quando lo sviluppo del servizio, che in passato era appannaggio delle pizzerie, affidato perlopiù a lavoratori dipendenti, subì un cambio radicale con l’arrivo delle piattaforme tecnologiche, espressi preoccupazione per la sicurezza sulle strade e per le condizioni di lavoro. Più tardi, con la spinta del periodo Covid, sottolineai come l’aumento della domanda imponesse ritmi che prefiguravano atteggiamenti delle piattaforme al limite della legalità e, certamente, della dignità della persona e comportamenti impropri da parte degli addetti che, pur di svolgere più consegne possibili, si dotavano di biciclette truccate e pericolosamente veloci, dimenticando l'esistenza del codice della strada. Dal punto di vista etico, a parte lo sfruttamento dei lavoratori, rivolsi la mia attenzione e curiosità ai fruitori del servizio, alle motivazioni che spingono una persona, dotata di piedi per camminare, a farsi portare a casa un pasto, invece, di uscire a comprarlo o, mi sembrerebbe banale, prepararlo.

 

Ebbene, tutto inutile. Informare, sensibilizzare, financo denunciare comportamenti impropri non serve a nulla se oggi siamo costretti a tornare sull’argomento a causa di una opzione introdotta da una piattaforma di delivery che permette ai clienti di Stresa di ordinare un pasto a un’attività di Verbania. Una vergogna.

Vergogna che ricade anzitutto su chi ha deciso di allargare l’area del servizio, vergogna per i ristoratori che, pur di vendere un pasto in più, fingono di non sapere a quali rischi vanno incontro coloro che, trasportando, quel pacco, gli garantiscono qualche euro in più, vergogna per i clienti che non hanno alcun pudore a ordinare una pizza a una distanza che impone al lavoratore una percorrenza eccessiva ed esposta ai pericoli.

 

Ebbene, no, stavolta la dignità ha prevalso e alcuni Rider hanno rifiutato di esporsi a un viaggio che dalle parole del loro improvvisato portavoce, Filippo Testi di Verbania, gli garantirebbe tra i 7 e i 10 euro lordi per un’ora di fatica. Testi lavora per Deliveroo anche a Torino, dove studia, per lui è un modo di mantenersi da studente lavoratore. I sacrifici sono all’ordine del giorno e, se le condizioni sono civili, si affrontano come in tutti i lavori, ma questa volta il limite è stato superato e, insieme ad altri colleghi, ha aperto una vertenza con la società. Ha tutta la nostra solidarietà e, speriamo anche quella dei ristoratori i quali, aprendo gli occhi, si rendano conto che non è così che si fa impresa.

a cura di

Aldo Palaoro

Giornalista ed Esperto di Relazioni Pubbliche, da quando non si conosceva il significato di questo mestiere. Ha costruito la sua professionalità convinto che guardarsi in faccia sia la base di ogni rapporto. Organizza corsi di scrittura e critica gastronomica.
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