Alce Nero e Mila, alla scoperta (e riscoperta) del latte fieno

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Non tutti lo sanno ma dal 2016 l’Unione Europea ha dato riconoscimento ufficiale alla denominazione Latte Fieno, Specialità Tradizionale Garantita (Stg) per il latte prodotto con pratiche di allevamento che fanno riferimento al modello tradizionale, nel rispetto per l’ambiente, per gli animali e per la salute dell’uomo.  È un latte totalmente biologico, ottenuto da animali alimentati esclusivamente con erba fresca o essiccata, senza la somministrazione di mangimi o insilati (alimenti fermentati) derivati OGM e antibiotici, secondo un rigido disciplinare.

Latte fieno è una modalità produttiva di allevamento non legata al territorio ma, non tutti lo sanno, in Alto Adige esiste da tempo una comunità di allevatori –  loro preferiscono definirsi contadini – che hanno scelto di applicare questo metodo. Sono una quarantina tra i contadini che fanno riferimento a Mila, cooperativa con 2.600 soci/contadini i cui masi si trovano in tutto l’Alto Adige, quasi tutti sopra i 1000 m di altitudine.
Grazie alla partnership con Alce Nero è nata una nuova linea di yogurt biologico “latte fieno” che trova in Mila e nelle buone pratiche dei suoi contadini la materia prima ideale per una svolta significativa con la quale aggiungere un tassello importante alla gamma di prodotti freschi firmati Alce Nero e rispondere alla necessità del gruppo bolognese di crescere e diversificare l’offerta.
“Il progetto è il risultato di uno studio ponderato che trova nella salvaguardia dell’ambiente in suo punto di partenza  – ha dichiarato Massimo Monti Amministratore Delegato Alce Nero – e l’opera dei contadini  impegnati nella difesa di un modello agricolo e produttivo che preserva la salute della terra e dell’uomo lo strumento migliore per ottenere questo risultato. È insieme a questi allevatori e con Mila che abbiamo deciso precise regole di produzione del latte, a partire da un importante controllo sull’alimentazione e più in generale delle condizioni di benessere degli animali. Il risultato di questo percorso è un prodotto destinato a fare la differenza.”

Joachim Reinalter, presidente Mila, ha sottolineato: “Quella del latte fieno bio è una grande sfida. Valorizzare la produzione di latte fieno biologico a livello territoriale è un progetto che ha una forte connotazione etica, destinata a dare nuova motivazione e impulso ai piccoli allevatori delle nostre montagne. Il progetto ha un valore strategico e promuove un modello imprenditoriale evoluto ed è per noi motivo di orgoglio tutelare e sostenere insieme ad Alce Nero una modalità di allevamento che si tramanda da generazioni a garanzia dello straordinario paesaggio alpino, nonché del sapore intenso del latte che viene prodotto”.

Attualmente sono una quarantina i soci di Mila coinvolti direttamente al modello di latte fieno biologico e si trovano mediamente a 1200 metri di altitudine in un territorio ricco di sorgenti e di prati dove esiste da sempre una perfetta integrazione tra uomo e natura.

L’alimentazione delle vacche è sostanziale e si riflette concretamente sul profilo organolettico e sulla composizione del latte: l’aroma del “latte fieno” varia in base alla diversità di essenze foraggere che le vacche trasformano, attraverso la digestione, in preziosi nutrienti del latte.
Il progetto sarà oggetto di monitoraggio attento da parte di un gruppo scientifico di studio dell’Università di Perugia guidato dal Professor Berrino che avrà il compito di valutare nel tempo le differenze sostanziali tra latte fieno e latte prodotto con metodi convenzionali allo scopo di verificarne l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente.
Per il momento basta assaggiare uno yogurt latte fieno – quattro gusti: bianco intero, intero al mirtillo, alla banana e al caffè –  per coglierne immediatamente le qualità organolettiche e gustative, sulle proprietà nutrizionali non c’è motivo di dubitare.

L’esperienza può dare il via a una generale riconversione dei metodi di allevamento che non significa un ritorno al passato ma evoluzione tecnologica su base scientifica; tiene conto dei ritmi produttivi, di costi e compensi e dell’impatto sul terreno; si riflette sulla valorizzazione della mission dell’agricoltore e fornisce una visione futura: ciò che fa bene all’uomo, fa bene al terreno, in un circolo virtuoso del quale tutti potranno trarre vantaggio.

Marina Caccialanza

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