Portainnesti italiani conquistano Bordeaux e Rioja

ExtraLucca, la vetrina dell’olio extra vergine d’oliva
3 febbraio 2016
Cotechino e Zampone con le ricette delle Scuole Alberghiere d’Italia
3 febbraio 2016
image_pdfimage_print

Dalla viticoltura moderna, avviata con la selezione e diffusione dei portainnesti su ‘piede americano’, che ha salvato il vigneto europeo dalla fillossera a fine Ottocento, alla viticoltura postmoderna, nata da una ricerca dell’Università di Milano e pronta ad aprire nuove frontiere di sviluppo, oltre a mostrare un innovativo modello di rapporti tra università e imprese.
Lo studio in questione, infatti, avviato negli anni ‘80 dal prof. Attilio Scienza e dalla sua equipe su una nuova generazione di portainnesti ‘M’ per la vite, ha contato sul supporto, anche finanziario, di Winegraft, una start-up promossa da nove aziende vitivinicole di diverse regioni italiane (Ferrari, Zonin, Banfi Società Agricola, Armani Albino, Cantina Due Palme, Claudio Quarta Vignaiolo, Bertani Domains, Nettuno Castellare, Cantine Settesoli insieme a Fondazione di Venezia e Bioverde Trentino), e ora ha iniziato a dare frutti concreti, resi disponibili sul mercato anche al di là dei confini nazionali.
Nelle scorse settimane, infatti, circa 600 talee di portainnesti M sono partite dagli impianti della Vivai Cooperativi Rauscedo alla volta delle Università di Bordeaux e Rioja, che hanno chiesto di poterli innestare con i principali vitigni della propria regione e avviare, così, una nuova fase di studio e sperimentazione sui propri territori.
I vitigni Cabernet e Merlot in Francia e Tempranillo in Spagna troveranno dunque dimora nei vigneti sperimentali impiantati il prossimo autunno con la nuova generazione di portainnesti, destinati a sostituire quelli tradizionali, inadeguati a far fronte alla crescente incidenza di fitopatie, ai cambiamenti climatici in corso, all’estendersi dei fenomeni di salinità dei suoli e alla necessità di ridurre e ottimizzare l’impiego dei fertilizzanti.
I portainnesti M1 ed M3, infatti, grazie alle loro basse rese, si presentano come ottime alternative per una viticoltura di qualità in stile bordolese, mentre l’M4 dall’eccellente capacità di resistenza alla siccità, promette di essere una risorsa preziosa per i vigneti del Rioja.

Mariangela Molinari
officinamari@gmail.com

image_pdfimage_print