“Nessun vino vale per quello che costa: vale per quello che rappresenta. Questo deve essere l’indirizzo tanto di una grande quanto di una piccola DOP, entrambi devono raccontare qualcosa di originale, identitario. C’è da dire che le piccole DOP hanno il vantaggio di porsi in maniera più schietta e più semplice.
Questa la riflessione di Paolo Lauciani, apprezzato docente FIS (Fondazione italiana sommelier) e divulgatore della cultura enoica, in occasione della celebrazione dei dieci anni dal riconoscimento dei vini Tullum, una delle più piccole DOP d’Italia.
“Perché Tullum? – incalza Lauciani- Di che contesto fa parte? Questo è un racconto che la bottiglia non può fare da sola: in Italia abbiamo la storia sotto i piedi ma non riusciamo a raccontarla!”.


Già la collocazione geografica della zona di produzione di questi vini sa di unicità assoluta: Tollo con i suoi 4500 abitanti si colloca a 10 km dal mare Adriatico (la costa dei trabocchi con le sue antiche strutture da pesca ora divenute ristorantini sul mare) e a 25 km dalle alture della Majella.
Proprio da questa particolarità scaturisce un clima influenzato da brezze marine e dalle escursioni tra il giorno e la notte. Vi è poi un suolo che presenta substrati sciolti e terreni fini. Il binomio di clima e terreno rende il territorio diverso nelle singole frazioni, e questo ha consentito di introdurre per la prima volta il concetto di cru da singoli vigneti.
In più, avendo Tollo alle spalle una storia incredibile che fin dall’epoca romana testimonia la pratica della vitivinicoltura (presenza in certe contrade di dolia da vino e di celle vinarie), si è iniziato a meglio indagare sulla sua storia per potere ottenere il riconoscimento di questa piccola DOP.


DOP Tullum nasce con lo spirito di valorizzare i vitigni autoctoni in purezza, non dopo un certosino lavoro, tra gli anni  ‘90 e il 2000,  di riscoperta di vecchi vitigni abbandonati sul solo comune di Tollo. I terreni destinati alla DOC Tullum sono in collina (tra i 30 e i 205 metri sul livello del mare) e non sul fondovalle e le uve che qui si ricavano presentano peculiarità diverse dalle altre zone abruzzesi.


Ecco quindi che alla fase in cui le aziende hanno avuto la possibilità di essere sul mercato con vini come il Trebbiano e il Montepulciano, ne è subentrata una di consapevolezza in cui le stesse si sono rese conto di dovere fare qualità. Hanno così iniziato a nascere le prime DOP come Tullum. Il disciplinare di Tullum prevede sei tipologie di vini: Rosso Riserva, Rosso Pecorino, Passerina, Passito Rosso, Chardonnay e Spumante metodo classico.
Con la DOP è nato Feudo Antico, ramo d’azienda di cantina Tollo o meglio del Consorzio Tullum Dop (la quale come tutte le cantine cooperative si porta dietro un retaggio di immagine da superare) la cui missione sarà di valorizzare Tullum, come merita.


Entro il 2019 sarà pronta la sede di Feudo Antico, testimonianza essa stessa della vocazione vitivinicola del luogo: su quel terreno si trova una Villa Rustica romana con cisterne funzionanti.  Qui Tonino Verna, presidente del Consorzio Tullum Dop, da bambino ci veniva giocare.  Fra gli altri intenti c’è anche un particolare progetto enologico in cantiere: organizzare le cisterne per invecchiare prodotti DOP.
Intanto il sindaco Angelo Radica lo ha detto a chiare lettere: “il comune ha vincolato con il piano regolatore l’86% del territorio, se ci si vuol fare una casa il terreno di pregio non si tocca!”- rimarcando in quel modo come Tollo stia viaggiando in un’unica direzione ben precisa.

Simona Vitali

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