Mentre si attendono dodici milioni di enoturisti che nel 2016 si distribuiranno nella Penisola per vivere “l’esperienza del vino”, la ricerca su un campione di italiani over 18 realizzata da Nomisma-Wine Monitor sui comportamenti di consumo di vino, presentata a Vinitaly dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini – IMT, evidenzia osservando canali di acquisto, motivazioni, prezzi e criteri di scelta, quanto siano importanti territorialità, esperienza e sostenibilità. I protagonisti indiscussi sembrano essere i vini da vitigni autoctoni, considerati interessanti dal 39% degli intervistati, con un trend di consumo dominante, e margini di crescita ancora ampi. Il più popolare è il Verdicchio, autoctono marchigiano amato dal 77% degli intervistati, segue il Vermentino (76%), la Vernaccia (67%), il Tocai Friulano (66%) e la Falanghina (62%). Vincono i vini identitari e la territorialità nei criteri di scelta del vino, infatti, il 36% dei consumatori li sceglie in relazione alla provenienza, alla regione di produzione (26%) e alla nazionalità (10%). E mentre 1 italiano su 5 vorrebbe esplorare nuovi territori e vini, con un’occhio al portafoglio, il passaparola si conferma il miglior modo per divulgare un’etichetta, registrando che per il 34% del campione è più efficace il consiglio di amici e familiari che quello del sommelier (7%) e media specializzati (9%), che invece si confermano ormai affezionati al web piuttosto che al cartaceo (rispettivamente 6% e 3%). Si conferma dunque il valore dell’esperienza, raccontata o vissuta direttamente con degustazioni al ristorante (importanti per il 13%) ed eventi fieristici dedicati (7%). Sono 44 milioni le persone (l’80% dei 18-65enni) che, nel corso del 2015, hanno consumato vino in Italia, con il 50% che lo beve almeno 2-3 volte a settimana e il 65% che ne assume più di 2 bicchieri ogni 7 giorni. Il consumo si rivela essere direttamente proporzionale all’età, con il 64% dei ‘Baby boomers’ (51-69 anni) che beve regolarmente più volte alla settimana, contro il 50% della ‘Generazione X’ (36-50enni) e appena il 38% dei più giovani ‘Millennials’, che però risultano essere i maggiori consumatori di bollicine. Un consumo che avviene prevalentemente in casa (64%) e al ristorante (17%), pur confermandosi indissolubile il legame con la cucina, tanto che il 20% degli intervistati suggerisce alla pubblicità di puntare sugli abbinamenti gastronomici. Il vino del futuro va decisamente verso marchi biologici (20%), vini carbon neutral (9%), packaging eco-sostenibili (5%) e vini vegani (4%), confermando la tavola degli italiani di domani sempre più verde.

Luca Bonacini
bonaciniluca@gmail.com

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