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Una camminata speciale nella Valle di Chamonix.

Ci sono due riti, due riti di lettura, nella Valle di Chamonix  – che comprende anche i paesi di Vallorcine, Argentière, Les Houches e Servoz – e sono riti che svelano le tante anime di questa valle. Quello certamente più d’impatto si consuma davanti ai muri dei vari Uffici del Turismo, uno per ogni paese, e della storica Pharmacie du Mont-Blanc di Chamonix, di fronte a piccole bacheche dove è possibile leggere le previsioni meteo, redatte in francese e in inglese e aggiornate due volte al giorno. Previsioni che non sbagliano mai, o quasi, e quando lo fanno si ha la sorpresa di un tempo migliore di quello che ci si aspettava. Sono previsioni improntate alla prudenza e le prime volte sorprende il fatto che riguardino anche la notte che segue il giorno di emissione. Ma osservando chi si attarda a leggere si capisce il perché e si scopre la prima anima di questa valle.

Sono gli alpinisti che scalano il Bianco ad aver bisogno di previsioni accurate, al limite pessimiste, e di quelle per le ore notturne. Perché si parte di notte, dai rifugi, per salire sul monte più alto d’Europa e sapere cosa si rischia, eventualmente, è un modo per prevenire incidenti in un contesto che già ruba vite ogni anno anche in condizioni perfette. Li si nota per gli enormi zaini, gli scarponi consunti, la pelle bruciata dal sole che mai più diventerà di un colore più tenue, il parlare fra di loro guardando in alto, con occhi famelici, verso la direzione di cammini così difficili da essere preclusi alla maggior parte degli esseri umani.

Poi ci sono le altre anime. I camminatori dediti ad un trekking meno impegnativo – zaini meno grandi, scarponi più o meno “vissuti” – che si cimentano su sentieri di una valle che offre possibilità a tutti (è recente l’apertura di un sentiero lungo 1 km accessibile a disabili anche in carrozzina, anziani e passeggini e punteggiato di pannelli educativi sulla formazione della Valle e la sua evoluzione scritti in francese, inglese e… braille).

E non mancano i turisti di pochi giorni che si riconoscono dall’abbigliamento casual o da scarpe che non resisterebbero un minuto al di fuori di Rue du Docteur Packard, la via dello shopping di Chamonix. In genere questi ultimi osservano con curiosità i capannelli di “camminatori”che spesso aspettano con pazienza il proprio turno di leggere poi magari si avvicinano e annuiscono riconoscendo il valore di quella lettura.

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Ma ci sono altre piccole bacheche con interessanti letture. Sono le bacheche dei ristoranti.

Gli alpinisti un po’ le snobbano condividendo con i freeclimbers una dieta al limite dell’ascetismo, ma tutti gli altri leggono con attenzione: qualcuno alla ricerca del cibo “di casa”,  molti si affidano ai menu del giorno o a prezzo fisso quasi sempre di una buona qualità, altri privilegiano i piatti tipici della tradizione savoyarde (baserade, pierrade, raclette e le tante fondu oltre a tartiflette, péla, croûte au fromage oltre a salade enormi preparate con verdure, uova, formaggi, salumi e l’immancabile vinaigrette). La frequentazione della valle dà modo di rendersi conto della grande varietà enogastronomica che vi si può trovare: si va dai piatti tradizionali a quelli internazionali passando per la cucina creativa e ricercata francese sempre di alta qualità.

Ed ecco quindi una personalissima selezione dei locali più intriganti.

Per un buon piatto della tradizione dell’Haute-Savoie potete contare a Vallorcine su L’Arrêt bougnette, il vecchio buffet della stazione, dove è possibile gustare – unico in tutta la Valle – le bougnettes de Savoie, piatto poco conosciuto, ma da provare assolutamente (una sorta di bignè a base di patate, farina e uova, gratinate nell’olio e servite con salumi, carne, insalate, nelle combinazioni più varie); ad Argentière, Le bistrot du Dahu propone una carta non proprio ampia ma che si associa a una grande attenzione riservata alla qualità dei prodotti e alla cura nella loro preparazione che consente risultati eccellenti sia per i piatti della tradizione che per la cucina di pesce di lago e fiume che non è affatto da disdegnare.
A Chamonix, che la fa da padrona, segnaliamo Le Monchu, appena decentrato rispetto alla via principale dove i ristoranti risentono della necessità di dover fare una « cucina di massa » e che è tutt’ora uno dei più validi locali per braserade, pierrade e raclette (se vi giocate bene il maître potete ottenerli anche per una sola persona a dispetto delle regole che prevedono questi piatti tipici preparati per almeno due clienti); Les Rhododendrons è un bar ristorante che ha ceduto al fascino degli hamburger, ma al quale si perdona tutto per la qualità delle materie prime, la vista sul Monte-Bianco, l’interno con arredamento in legno e i divani in pelle consunti risalenti almeno al secondo dopoguerra, le canzoni di Bob Dylan & co. e quella scritta sul muro del bar (“Chaque jour est une nouvelle chance de changer ta vie”) che fa immaginare serate di chiacchiere e vino con l’obiettivo di “scambiarsi la vita”; è in uno degli angoli più belli di Chamonix, a fianco della partenza della Funivia de La Flégère e del campo da golf, immerso nel curatissimo giardino della chiesa di San Bernardo; Gîte La Montagne e Le Robinson lungo la Promenade des Cremeries nel Bois du Bouchet offrono piatti tipici e ottimi dolci; a Les Houches, spiace dirlo, in questo angolo di valle apprezzabile per la calma che vi regna rispetto a Chamonix e Argentière, non ci sono locali che si distinguono in modo particolare anche se i ristoranti degli hotel Du Bois e La Chavanne si difendono più che bene.
A Servoz, piccolo paese di poco più di 800 abitanti punteggiato di vie antiche e claet immersi nei prati, L’Auberge des Gorges e il suo ristorante valgono il viaggio e la fatica di trascinare le valige su per le scale di questo hotel 2 stelle che mantiene il suo fascino antico con gli interni in legno, l’arredamento rigorosamente savoyard, la cucina ricercata che propone piatti creativi rispettosi della tradizione e una carta dei vini seducente. Fa innamorare. Di se stesso, di Servoz, della Valle, di chi condivide con voi un’esperienza che i Francesi definirebbero charmante. Siete avvisati/e.

La Cucina Francese creativa la trovate a Chamonix a La Cabane presso il Circolo del Golf e al ristorante dell’Hotel Eden; ad Argentière a la Remise de Ravanel, nella frazione di Le Lavancher, al Rosebud, ristorante dell’Hotel Jeu de Paume. Merita, inoltre, la segnalazione, a Megève – elegantissima stazione che ricorda lo scintillio di Cortina a circa 30 Km da Chamonix – Le Flacon de sel dello chef Emmanuel Renaut , recente Tre Stelle Michelin come testimoniato dai numerosi stendardi issati dal comune nelle due rotonde principali all’ingresso del paese.

Per una serata chic sono tutti validissimi; vi troverete seduti di fianco a cravatte e sobri vestiti da sera emblemi di un’altra anima di Chamonix, che di giorno si confonde con le altre, soggiorna nei vari 4 e 5 stelle e sorseggia un aperitivo al bar del Grand Hotel Des Alpes mentre il resto del mondo preferisce vini e kyr a Les Caves, al bar Le Chamonix, con un orecchio ai discorsi degli alpinisti e dei “veri” camminatori che qui si ritrovano verso sera, o al Bar du Moulin lungo l’Arve. Tuttavia se in valigia avete messo solo abbigliamento casual e sportivo, presentarvi in jeans e scarpe da ginnastica non scandalizzerà nessuno e verrete serviti comunque con impeccabilità francese.

Altre segnalazioni e consigli: il ristorante L’Impossibile che propone una cucina assolutamente italiana molto attenta ai “criteri biologici”, con possibilità di piatti senza glutine e con una qualità da far invidia a parecchi ristoranti del nostro Paese e il ristorante Lou Pachran, ovvero La Bougnetterie du Mont-Blanc alla Plain de Joux, un altipiano a un’ora di macchina da Les Houches da cui si gode una vista straordinaria sul Monte Bianco; Lou è il mago delle bougnettes proposte in svariati modi anche per chi deve attenersi ad una dieta senza glutine.

Ovunque la carta dei vini è sempre ben pensata, qualche volta ottima. Da qualche anno, tuttavia, è meno sconveniente pranzare con la birra, sempre che si tratti della Bière du Mont-Blanc (rousse, bionde, blanche, verte e violette). Non troverete quasi mai in carta, invece, ma se lo chiedete in genere ve lo danno, il Marc de Savoie, un’acquavite ricavata dai vini rossi di Savoia (Gamay, Pinot noir, Mondeuse, i vitigni più diffusi) che rimangono di rude tannicità anche dopo anni, mentre i bianchi (Abymes, Apremont, Chautagne, Chignin, per citarne solo alcuni) sono apprezzabili e vale la pena assaggiarli.

Infine non stupitevi se capiterete in qualche bar/birreria di impostazione anglosassone: molti sono gestiti da giovani abitanti della valle sedotti dalla globalizzazione della ristorazione, qualcuno è, invece, il frutto di investimenti fatti quando il cambio sterlina-euro era decisamente favorevole ai sudditi di Sua Maestà Britannica.

Potrebbe sembrare un rubare l’anima alla valle, ma questi paesi, Chamonix soprattutto, sono sempre stati contraddistinti da uno spirito internazionale – gli inglesi furono i primi a “sposare” l’alpinismo sul Monte Bianco nell’800.
È una valle che si è evoluta perché è stata amata. È bella anche per questo. Sta a noi amarla così tanto da farla crescere nel rispetto delle sue tante anime.

 

Testo e fotografie di Leonarda Vanicelli

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