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Ligio al perentorio ordine del mio caporedattore “vai ad intervistare Boer!” mi presento sull’uscio del Fishbar de Milan, il nuovo locale governato in cucina appunto da Eugenio Jacques Christiaan Boer barbuto cuoco olandese che a Milano ha già mietuto alcuni successi. D’altra parte chi non obbedirebbe ad un invito del genere? Amo il pesce e sono un fanatico di Fish & Chips, tanto che quando sbarco a Londra è il mio pensiero fisso ad ogni angolo e più ruvido è il locale o il furgoncino che me lo propina, meglio è.
Dunque, arrivo alla porta in orario pranzo, ma non riesco ad entrare, c’è la coda, così faccio dietro front verso il parco di piazza Mirabello e attendo che i colletti bianchi della zona tornino alle loro scrivanie per riprovarci.

Insomma è trascorsa una sola settimana e qui si respira già aria da successo immediato.
Vero che il cuoco è una certezza per gli appassionati, ma i clienti che vedo non credo lo conoscessero, non siamo tutti appesi a Masterchef e dintorni, vero anche che il quartiere sia molto ricettivo, siamo a due passi dalla sede storica del Corriere della Sera e dalla redazione della Gazzetta dello Sport, gli uffici di aziende e professionisti sono molti, ma l’offerta di locali ove consumare un pasto dignitoso è numerosa. Probabile anche che la curiosità di queste nuove vetrine e di una proposta originale a tutto pesce, sia un altro motivo, ma, in definitiva, voglio credere alla ragione più semplice: Fishbar piace, molto, ed il passaparola è immediato.

È il mio momento, l’opzione di quasi fine servizio è quella giusta.
Il locale è accogliente, anche se strizza un po’ l’occhio allo stile “clochardè” azzeccato termine coniato da Valerio Massimo Visintin in diverse sue recensioni, verrebbe da rivolgere una preghiera al Dio degli architetti, perché perdoni loro, quegli arredatori da strapazzo che hanno poca fantasia e poco rispetto per l’edilizia.

Chiedo ad Eugenio come sia nata questa idea e quali siano secondo lui le proposte che Milano oggi accoglie. “Uno dei proprietari ha azzeccato la formula, in particolare la tipologia merceologica, ma, – continua – i fattori chiave che incontrano il favore del milanese in uscita sia in pausa pranzo che, con spirito senz’altro diverso, per una cena rilassante, sono diversi”: innanzitutto un rapporto evidente tra la buona qualità offerta ed un prezzo competitivo che ti fa scegliere, sottolineo io, di andare al ristorante come vera alternativa allo non aver voglia di cucinare a casa. Se scatta questa molla, significa che quel mix di scelte su cui si è improntata la propria offerta è adeguata.

Milano che è sempre all’avanguardia nelle nuove proposte, oggi è un po’ in cerca di una nuova dimensione nell’offerta ristorativa, è impellente riuscire a intercettare i nuovi bisogni, dettati non tanto dal gusto, ma dal portafoglio, quando, però si riesce a far incontrare le due cose, il successo è immediato. Nel caso di Fishbar de Milan la scelta è stata di una cucina semplice, riconoscibile, alla quale il cuoco ha scelto di limitarsi a dare quel tanto che bastasse in più, perché l’impronta fosse visibile, la sua firma una garanzia di cura della materia prima e attenzione ai dettagli che incontrasse il favore di una clientela eterogenea, in cerca di novità, ma pur sempre conservativa.

L’ultima curiosità è sui prossimi progetti e non è difficile credere che Boer presto si cimenti con un ristorante gourmet, perché, pur con la consapevolezza che il momento non sia dei più facili, se l’attenzione sarà la stessa finora osservata, il proscenio di Milano è certamente un terreno fertile, in ottica Expo, per sempre più locali di livello che sappiano coniugare ottima selezione di materie prime, un tocco di creatività senza eccessi, un prezzo giusto adeguato al valore espresso, ma senza esagerazioni.

 

Aldo Palaoro

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