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Il baratto diviene sempre più un moderno strumento economico e trova un suo accreditamento anche in cucina. Uno dei pionieri in questo campo è Nicola Batavia, chef piemontese che, con il suo Birichin di Torino, ha aderito alla prima rete italiana per lo scambio multilaterale online, iBarter. «Sono un innovatore e un pioniere che ama le sfide» e così ha aperto le porte del suo ristorante allo scambio aderendo al circuito, il primo circuito italiano per lo scambio multilaterale online.
Attraverso questo strumento è possibile pagare una cena con un prodotto della propria azienda o una consulenza professionale. «Ho creduto fin da subito nel baratto: grazie alla mia attività a Londra lo avevo conosciuto tempo fa. E quanto è arrivato anche in Italia, aderire è stata una scelta quasi naturale», rivela Batavia.
Chef “olimpico”, sua la gestione del ristorante “Casa Nike” alle Olimpiadi di Torino 2006, Pechino 2008 e Londra 2012, diventato ambasciatore del gusto italiano nel mondo, Batavia è personaggio poliedrico che si muove al di fuori degli schemi. «Alla forma preferisco la sostanza. Sono stato pioniere in molte cose che ho fatto. E quasi pionieristica è stata la decisione di credere in questa formula di baratto moderno. I risultati sono arrivati: con la crescita del circuito sono aumentati i clienti che pagano in crediti», spiega lo chef.
Di fatto, chi si siede al tavolo può pagare il conto con i crediti ottenuti dalla vendita di propri prodotti o servizi e, per esempio, degustare il rinomato uovo affogato con tartufo e granella di nocciola, piatto che Batavia ha presentato 18 anni fa e che continua ad essere tra i must del Birichin. E, a sua volta, lo stesso chef rimette in circolo i crediti ottenuti per impreziosire ulteriormente la cantina del ristorante.
Da luglio lo chef sarà presente a Expo 2015 con il suo bistrot “The Egg – semplice come un uovo”. «Sono un ricercatore nato, uno sperimentatore. Sto studiando l’applicazione della foglia di vite all’interno della cucina, oltre valutare nuovi abbinamenti di gusto come piselli, cacao e uova di quaglia», annuncia.
È con la ricerca che in cucina si arriva a scoprire nuovi sapori e nuovi abbinamenti. Una strada che ha seguito anche iBarter. «Di fatto, non abbiamo inventato nulla. Abbiamo solamente reinterpretato la formula del baratto in chiave moderna», precisa Marco Gschwentner responsabile strategie di sviluppo iBarter e tra i fondatori del circuito. Tenendo fermo il principio che non vengono effettuate transazioni in denaro, «il rapporto di scambio non è né bilaterale né contemporaneo, ma intervengono più soggetti e in tempi differenti. I vantaggi comportano un abbattimento dei costi e l’allargamento del network aziendale». Per regolamentare gli scambi, iBarter ha introdotto una moneta complementare: l’iBcredit il cui valore per comodità d’uso è stato equiparato all’euro.

Lucilla Meneghelli

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