Consigli su apertura e gestione bar

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gestione-barL’Italia, patria dell’espresso, è il paese dei bar, si classifica al decimo posto nei consumi e conta circa 90.000 locali. Si stima che il bar sia in assoluto il luogo più frequentato dagli italiani, con una media quotidiana 15 milioni di persone: quattro su dieci ci vanno almeno una volta alla settimana e due su dieci praticamente tutti i giorni.
Questa radicata cultura del bar spesso trae in inganno l’imprenditore improvvisato che, attratto dall’idea di facili e sicuri guadagni, crede ci si possa lanciare nell’avventura di aprire un bar a rischio zero.
A maggior ragione, da quando le licenze non sono più contingentate numericamente e, con il decreto Bersani del 2007, non occorrono più. Fino allo scorso marzo, tuttavia, un Comune poteva fissare parametri in base ai quali determinare quanti bar e ristoranti potevano essere aperti sul territorio.
Poi, il Decreto Legislativo n. 59 del 26 marzo 2010 ha fornito un contributo decisivo al processo di liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi stabilendo che a decorrere dall’8 maggio 2010 gli unici paletti che i Comuni possono stabilire riguardano la struttura, ovvero la destinazione d’uso e i metri quadri oltre, naturalmente, il possesso dei requisiti soggettivi per l’esercizio di attività di somministrazione di alimenti e bevande. Ciò significa che, decorsi trenta giorni dalla presentazione di una Dichiarazione di Inizio di Attività, l’avvio delle nuove attività di somministrazione può essere effettuato liberamente.
Tra l’altro, in possesso del corso di somministrazione, e avendo creato una società s.n.c., si può partecipare a bandi per l’assegnazione di finanziamenti comunitari di Microimpresa.
Quindi, in pratica, aprire un bar può sembrare più facile e meno oneroso rispetto ad un tempo.
Però, se consideriamo l’altra faccia della medaglia, che consiste in una concorrenza più forte ed agguerrita, questa “facilità” ad individuare buoni spazi di mercato può avere un effetto boomerang per chi intende avviare un’attività di questo tipo.
La ricetta per un’idea imprenditoriale vincente è una sola: diversificare la propria attività, imprimere al proprio locale una forte identità, caratterizzandolo con l’offerta di prodotti e servizi originali, cavalcare le tendenze e il gradimento del potenziale cliente senza però scivolare nell’omologazione.
E soprattutto non credere che si tratti di un’attività che garantisca un’elevata redditività a prescindere da requisiti di professionalità e disponibilità a forti sacrifici.
Dopo i presupposti “motivazionali”, seguono gli accorgimenti “tecnici”, quali la scelta della localizzazione, in zone non presidiate dalla concorrenza e la necessità di individuare una precisa specializzazione per la propria attività in modo da diventare un punto di riferimento nella zona, puntando su diversi momenti di consumo della giornata.
Questa può rivelarsi un’arma a doppio taglio perché, se da un lato dà la possibilità di puntare sull’eterogeneità di potenziali clienti, dall’altro richiede più specializzazioni. La regola infatti è che ogni prodotto e servizio richiede la stessa precisione e cura dei dettagli.
Infine, ma di vitale importanza, per ogni attività imprenditoriale il calcolo del cosiddetto “start up”, per il quale sarà bene appoggiarsi a consulenti contabili.
L’investimento iniziale, il canone d’affitto, gli oneri burocratici, il personale e il controllo dei costi sono voci molto importanti per un’attività di successo e non possono essere sottovalutate.

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