Aumenta il costo del lavoro e la FIPE chiede flessibilita’ meno cara

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Aumento costo lavoro FipeLa “paccata” del ministro Fornero ha scatenato reazioni diverse: chi si occupa di satira politica ha finalmente trovato uno spiraglio per la fantasia; chi si occupa di tutelare gli interessi delle categorie ne ha colto la parte più drammatica, ovvero l’innalzamento dei costi degli ammortizzatori sociali che rischiano di ricadere ancora una volta sul mondo delle piccole e medie imprese.
“Il Governo non può sottovalutare il peso dei costi che si stanno abbattendo in continuazione sulle imprese del terziario, del commercio, dell’artigianato e sull’impresa diffusa. – afferma una nota di Rete Imprese Italia, che raggruppa le sigle delle organizzazioni di artigiani e commercianti – Nei nostri settori, infatti, si profila un pesante aggravio del costo del lavoro pari a circa 1,2 miliardi aggiuntivi l’anno solo per i nuovi ammortizzatori sociali, costo che si somma a quelli già caricati sui titolari delle imprese artigiane e del commercio a causa dell’aumento dei contributi previdenziali per 2,7 miliardi. Non si può fare cassa solo con le imprese dei settori che garantiscono occupazione e crescita malgrado le forti difficoltà che attraversano”.
Con questa posizione si trova d’accordo anche la FIPE che vede con preoccupazione le ricadute negative che rischia di vivere il settore della ristorazione:“La ristorazione – dice Lino Stoppani presidente Fipe-Confcommercio – deve  necessariamente fare ricorso a forme di flessibilità contrattuale. Chiunque comprende che, per esempio, c’è bisogno di maggior personale in sala e in cucina durante i due, tre mesi, delle cerimonie. Rendere più costoso il tempo determinato significa far lievitare i prezzi di un banchetto (tanto per restare sull’esempio di prima) e deprimere ancora di più l’economia italiana. C’è il rischio che la “paccata” di cui ha parlato il ministro Fornero sia in realtà una sonora sberla a imprese e consumatori costrette a tirar fuori i soldi che lo Stato non riesce a reperire”.
Il mercato del lavoro nel turismo, a cui fa riferimento anche la ristorazione, nonostante la crisi abbia interessato anche questo settore, è l’unico che continua ad assumere, conferma la FIPE: “Rendere la flessibilità più costosa per le centinaia di migliaia di imprese che lavorano nel turismo – conclude Stoppani – significa vanificare tutti gli sforzi finora sostenuti per tenere in perfetto equilibrio un sistema che si è così consolidato e far pagare a chi ne ha veramente bisogno le colpe di alcuni “furbetti” che hanno abusato della flessibilità solo per aggirare degli ostacoli”.

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