Autentico Balsamico

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Oltre 90 milioni di litri prodotti, di cui 73 milioni di litri imbottigliati, per un fatturato di 433 milioni di euro: sono i numeri che appaiono sulla carta d’identità del prodotto Aceto Balsamico, unitamente a quelli relativi al tessuto economico nel quale la sua produzione si inserisce, ovvero 79 acetaie, 242 operatori e 550 addetti per questo settore che esporta all’estero il 92% dei volumi.

Numeri importanti, che confermano quanto il settore sia vivo e quanto sia importante lavorare alla messa a punto di politiche di tutela e di salvaguardia del prodotto. Per questo il Consorzio Aceto Balsamico di Modena, in collaborazione con il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, hanno organizzato nei giorni scorsi, nella Sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a Roma, il convegno ““Autentico Balsamico: moderna ricerca per un prodotto antico”.

“Con questo progetto – ha commentato Mariangela Grosoli, presidente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena –  il Consorzio Aceto Balsamico di Modena ha voluto porre nuove basi per una maggiore tracciabilità delle materie prime, aspetto che sta assumendo sempre più rilevanza sul mercato. Oggi abbiamo presentato i risultati della prima fase di studio col quale  è iniziata la formazione di un data base di riferimento specifico per gli aceti. Ciò è stato possibile grazie anche al generoso sostegno del MiPAAF, che negli ultimi anni ha svolto la sua attività di tutela dei prodotti tipici andando oltre la mera registrazione delle denominazioni e sostenendo le azioni di miglioramento della loro qualità, a tutela del consumatore e degli stessi operatori della filiera”.

Sulla necessità di interventi normativi mirati da parte delle istituzioni nella prevenzione e lotta agli illeciti come le contraffazioni e le imitazioni è intervenuto anche il Presidente della Fondazione Qualivita Cesare Mazzetti, il quale ha sottolineato come “l’aceto balsamico costituisca meno del 5% del volume di affari dell’intero comparto agroalimentare ma sia quello che attira la maggiore attenzione perché maggiormente soggetto a contraffazioni e a scandalismi improntati sull’italian sounding e imitazioni. Il Ministero si è sempre dimostrato al fianco degli operatori e si spende quanto possibile per sostenerli. Il comportamento scorretto nell’agroalimentare va perseguito e una prima soluzione potrebbe risiedere proprio nell’applicazione di tecniche di analisi isotopiche per garantire al consumatore la massima trasparenza. Il sistema delle sanzioni e dei controlli per prevenire pratiche scorrette deve essere discusso in primis all’interno dei consorzi perché possano essere condivise realmente da tutti gli operatori, ma è nelle istituzioni che si deve agire, anche con interventi normativi, per prevenire questo tipo di illeciti”.

“La costruzione e la difesa dei nostri marchi passa attraverso una robusta conoscenza scientifica e tecnologica: più differenziamo le analisi e rafforziamo la capacità di discernere da dove viene un prodotto, più diamo forza al brand”.  Con queste parole Stefano Vaccari della Direzione Generale per la promozione della qualità agroalimentare del Mipaaf ha preso la parola a conclusione del convegno.

Il Ministero – ha continuato Vaccari – sta già finanziando questo tipo di progetto per altri settori perché dobbiamo arrivare ad avere la padronanza del controllo tecnologico. Se siamo in grado di consolidare l’identità tecnologica del prodotto, dobbiamo anche essere in grado di dire ai produttori che cosa ci va in etichetta. Tra le priorità del Ministero infatti, anche la messa a punto di linee guida per l’etichettatura, da cui dovranno emergere positivamente gli sforzi dei singoli consorzi e dei produttori, a scapito di quanti invece inseriscono termini in etichetta non conformi alla normativa”.

 

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