Ulteriore calo dei consumi alimentari secondo ISTAT

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aumenti-materie-primeAncora giù! Le rilevazioni ISTAT segnano un ulteriore calo dei consumi alimentari che, a marzo, ha fatto registrare un -2,6% rispetto allo stesso periodo 2010. Lo scenario è determinato da diversi fattori, non ultimo l’aumento delle materie prime e dei costi energetici che hanno determinato una spinta inflattiva ed eroso il già risicato potere d’acquisto delle persone.
“Le qualità di riso destinate al mercato interno, quindi tutte le varietà di pregio come il Carnaroli, l’Arborio, il Roma, il Baldo, hanno subito aumenti straordinari dei prezzi. In particolare, le varietà più importanti come Carnaroli e Arborio hanno toccato dei valori di picco a livello assoluto: si parla di quotazioni più che raddoppiate da un anno all’altro. – afferma Palmerio Saba, responsabile Riso Scotti Food Service – Le cause sono molteplici, una somma di variabili. Le prime climatiche: la campagna dello scorso anno è stata caratterizzata da eventi meteorologici che hanno fatto sì che il riso subisse degli impatti negativi nella fase di crescita e maturazione. In aggiunta, si riscontra un fenomeno speculativo che sta in realtà interessando tutto il settore commodities. Ma, mentre in passato c’erano oscillazioni anche forti ma occasionali, adesso le fluttuazioni dei prezzi sono aumentate nella loro ampiezza e assumono dimensioni globali.
Poco può fare una singola azienda per cautelarsi. Certo un’azienda come Riso Scotti ha una capacità di lettura dello scenario complessivo elevata e profonda, ma la verità è che il mercato al massimo si può accompagnare e occorre accettarne le regole, adeguando proposte e prezzi. Nella fattispecie del riso, inoltre, un’industria di trasformazione come la nostra non può stoccare gli enormi volumi movimentati, e deve necessariamente rifornirsi sul breve periodo. Ed essendo per noi la componente della materia prima molto rilevante, è chiaro che impatta immediatamente sui margini. Tuttavia, stiamo cercando di ammortizzare gli impatti negativi, per quanto possibile, sia in riferimento al retail sia per il canale horeca: canali che hanno compreso molto bene la situazione, certificata peraltro da dati ufficiali, e l’esigenza inderogabile di ritoccare i listini. A monte, c’è un grande sforzo da parte di tutti gli operatori teso a preservare il più possibile il potere d’acquisto del consumatore. D’altra parte una situazione come questa può essere gestita, ma non subita sul lungo periodo, pena la completa perdita di marginalità da parte dell’industria, che innescherebbe ulteriori problemi; difficile immaginare una tendenza speculativa di lungo periodo con questo livello di prezzi … noi stiamo lavorando con proiezioni a tre mesi, aggiornate di continuo, sperando in un maggior equilibrio razionale del mercato e nel controllo a monte di queste bolle speculative, che purtroppo si stanno susseguendo con frequenza preoccupante”.
Mentre affronta con ottimismo la crisi un’azienda olearia che sta investendo molto in cultura del prodotto: “Se c’è crisi noi cerchiamo di starne fuori. Come? Con le Idee! – sostiene Paolo Coppini di Coppini Arte Olearia L’Albero D’Argento – Abbiamo iniziato l’anno scorso un ciclo di incontri con la ristorazione e i negozi specializzati nel nostro Museo Agorà Orsi Coppini che hanno innescato un volano di idee e buonumore! Chi da sempre lavora con cuore, efficienza etica e innovazione, pur risentendo come tutti della crisi, è mentalmente più allenato ad affrontarla! Noi ci siamo concentrati sui clienti storici e insieme a loro abbiamo rilanciato e finora i risultati ci stanno dando ragione! La nostra carta d’identità è la tracciabilita’ di origine del prodotto (T.O.P.) che sta dando risultati molto positivi”.
Posizioni che disegnano le numerose variabili interpretative di un mercato complesso come quello agroalimentare dove emergono, in ogni caso, con chiarezza alcuni fattori: qualità e prezzo devono viaggiare di pari passo con le esigenze di un consumatore che vuole essere garantito, in termini di sicurezza e identità del prodotto.

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