Carne: il consumatore la preferisce italiana

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Provenienza italiana, modalità di allevamento, colore e, nel caso del bovino in particolare, tenerezza. Sono queste le caratteristiche considerate dal consumatore quando si parla di carne, secondo la recente ricerca quanti-qualitativa consumer Cawi diretta da SGMarketing lo scorso mese su un campione di mille responsabili degli acquisti e presentata nei giorni scorsi a Eurocarne nel corso della tavola rotonda “Cambiano i consumi alimentari. Quale futuro per il reparto carni? Produzione e distribuzione a confronto”.
Appare evidente, dunque, che, oltre che su etichettatura, sottovuoto (skin-pack) e sostenibilità, i vari attori della filiera sono chiamati a porre particolare attenzione a quelli che risultano i più significativi driver d’acquisto per il consumatore: il tipo di allevamento, il modo in cui l’animale è stato nutrito e l’età di macellazione.
Dal punto di vista della tipologia, poi, ai primi posti delle preferenze si posizionano pollo e tacchino, in virtù della loro versatilità e digeribilità, quindi il maiale, vincente per gusto e sapore.
A delinearsi con chiarezza è soprattutto un dato di fatto: la provenienza italiana, valorizzata attraverso un’etichetta adeguata, che indichi l’origine e rechi altre informazioni in maniera leggibile, è una delle risposte chiave per rilanciare i consumi di carne, che nel 2014 hanno perso in media il 3,8% a volume e il 4,7% in valore rispetto all’anno precedente, con punte del -6% a volume e del -6,4% in valore per la carne bovina (fonte: elaborazioni Ismea su dati Panel Famiglie Nielsen).
In quanto ai luoghi d’acquisto, primo canale di vendita nel biennio 2013-2014 è risultato il supermercato (38%), seguito da ipermercati (23%), dettaglio tradizionale (20%), discount (11%) e superette (8 per cento). E proprio in questi canali il ruolo del reparto carni è, dopo l’ortofrutta, la zona che maggiormente influisce sulla scelta del punto vendita.
Tuttavia, rispetto a frutta e verdura, le cui intenzioni di consumo nei prossimi cinque anni indicano un aumento medio mensile, per la carne il futuro è ambivalente. Dovrebbe infatti rimanere stabile il consumo di pollame (da 7,54 a 7,61 atti di consumo dichiarati al mese), mentre potrebbe subire una flessione la carne suina (da 4,95 a 4,63) e quella bovina (da 6,47 a 5,74). Quanto alla confezione, si compra preferibilmente nel vassoio tradizionale o termosaldato (se in GDO), percepito come il più sicuro in termini di igiene alimentare, o il prodotto sfuso (se ci si rivolge al macellaio). Lo skin pack, invece, è ancora più utilizzato all’estero.

Mariangela Molinari

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