Il cibo non può essere fonte di disastro ambientale

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trasporti-alimentari-sciopero25.000 tonnellate di ortofrutta, 20.000 tonnellate di carne, 10.000 tonnellate di latte fresco, 1.400 tonnellate di pesce fresco; sono questi i quantitativi che ogni giorno vengono movimentati in Italia dal trasporto su gomma e che, in questi giorni, rischiano di puzzare e quindi andare al macero per il blocco degli autotrasporti.
La prima cosa che viene in mente è a: cosa serve il chilometro zero? Solo di fronte all’enormità dei numeri ci rendiamo conto di quanto alto possa essere, anche con il cosiddetto paniere agroalimentare italiano, l’impatto sull’ambiente nel suo complesso del movimento merci su gomma.
Con questi scioperi il sistema dell’autotrasporto si rivela in tutta la sua inadeguatezza, fatto di piccole aziende, a volte di una sola persona che è proprietaria del mezzo; questa condizione è la prima difficoltà nel reggere un mercato spietato come quello dell’autotrasporto, dove al posto della sicurezza troppo spesso negli ultimi anni si è privilegiato il prezzo, in cui l’hanno fatta da padrone persone ancora più disperate e in cerca di lavoro come gli autisti dei paesi dell’Est Europa, disposti a turni massacranti di ore e giorni al volante.
Come in ogni azione che impone un cambiamento ci sono divisioni ed esasperazioni; sono sicuramente vere le ragioni della protesta, ma altrettanto vero è che le maggiori organizzazioni di categoria che si riconoscono in UNATRAS, come CNA e Confartigianato non aderiscono al blocco, si sono sedute al tavolo delle trattative e hanno concordato il rimborso trimestrale dell’accise, un fondo di 400 milioni di euro per l’autotrasporto, il potenziamento della disciplina sui costi per la sicurezza e l’avvio di un confronto immediato sull’accesso alla professione e ai divieti di circolazione. Resta quindi un manipolo di autotrasportatori ad effettuare il blocco. Ma che mette in evidenza la fragilità di un sistema che deve assolutamente potenziare altre forme di trasporto, misto tra gomma e ferrovia dove la merce arriva ai distributori che provvedono alle consegne sui territori (in questo caso davvero a km.zero), per ridurre il ripetersi di questi fenomeni, il consumo enorme di carburante, l’impatto ambientale che il cibo, proprio perché fonte di vita, non può e non deve avere.
Luigi Franchi
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