Etichetta etica così si saprà di più sul cibo che acquistiamo

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etichetta-eticaMangiasano, la giornata nazionale dedicata alla buona e corretta alimentazione organizzata da VAS Onlus (Verdi Ambiente Società), giunta il 21 maggio scorso alla sua sesta edizione, è stata un successo di pubblico in tutte le oltre cinquanta città italiane dove si è svolta.
“Dai primi riscontri che stiamo ricevendo si evidenzia un clima favorevole e una maggiore sensibilità sul tema” afferma Simona Capogna, vicepresidente dell’associazione.
La giornata è stata l’occasione per lanciare un’idea condivisa dalla maggior parte degli italiani che vogliono saperne di più sul cibo che mangiano e sui prodotti alimentari che acquistano: partendo da questa esigenza VAS Onlus e la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) hanno presentato la proposta dell’Etichetta etica.
“La proposta vuole innanzitutto essere uno stimolo verso le organizzazioni agricole e artigiane, le istituzioni, le imprese e i consumatori. – spiega il senatore Guido Pollice, presidente dell’associazione VAS Onlus – Un riscontro immediato lo abbiamo avuto dall’adesione della CIA, ma stiamo raccogliendo un diffuso consenso attorno al progetto che, voglio chiarire subito, si svilupperà su base volontaria da parte delle imprese agricole e artigiane.”
Una recente indagine condotta da Astra del professor Finzi, metteva in risalto il bisogno degli italiani di avere informazioni chiare, trasparenti e soprattutto semplici. In questa direzione si muove il progetto di VAS Onlus e CIA.
L’Etichetta etica vuole raccontare il curriculum vitae del prodotto, non solo la provenienza, le date di scadenza o le percentuali di ingredienti.
“La nostra proposta – racconta Simona Capogna, coordinatrice del progetto – nasce dal fatto che ci sono già alcune esperienze in questa direzione. Mi viene in mente, tra le altre, quella della Cooperativa Libero Mondo che sull’etichetta dei suoi prodotti equosolidali traccia la filiera della composizione del prezzo. Con l’Etichetta etica vogliamo sensibilizzare le persone attorno ad un ambiente culturale in cui venga ristabilito il principio della sovranità alimentare, restituendo al compratore un’effettiva libertà di scelta, negata da un mercato globalizzato che sposta le materie prime agricole a seconda della convenienza economica, senza alcuna considerazione per la loro qualità e per l’impatto ambientale e sociale conseguente alla loro produzione”.

L’idea della “Etichetta etica”, come quella del suo contenuto, è partita dai risultati di un’indagine di CIA e VAS sul rapporto tra italiani e sicurezza alimentare. Secondo lo studio, ben il 91% dei consumatori chiede per il cibo un’etichetta semplice e di facile comprensione, ma con più informazioni rispetto ad oggi. In particolare, l’83% degli intervistati preferisce il prodotto nazionale, soprattutto se tipico e tradizionale, ma dall’etichetta vorrebbe la garanzia dell’italianità di tutti gli ingredienti.
E ancora: otto consumatori su dieci sono contrari agli Ogm in tavola. Il 55% del campione ritiene gli organismi geneticamente modificati dannosi per la salute, mentre il 76% crede semplicemente che siano meno salutari di quelli “normali”. All’opposto, il 62% degli italiani si fida del biologico: secondo questa “fetta” di utenti il bio risponde ai più elevati standard di sicurezza e salubrità alimentare. In più, per il 58% dei “bio-appassionati”, questi prodotti sono di qualità superiore rispetto ai convenzionali. Infine, il 40% degli italiani vorrebbe in etichetta più dati sull’impatto degli alimenti sull’ambiente e il territorio circostante, mentre il 70% degli intervistati chiede meno passaggi di filiera per frenare la corsa dei prezzi dal campo al supermercato.
I contenuti dell’Etichetta etica, di cui le imprese sceglieranno di dotarsi, riporteranno: le generalità del produttore (non solo il Paese d’origine ma “l’azienda d’origine”); le generalità del trasformatore (quando diverso dal produttore); il metodo di coltivazione impiegato (industriale, biologico, biodinamico, naturale); le dimensioni aziendali (superficie e addetti) e le informazioni relative all’impatto ambientale (uso di acqua, di carburanti, di energie); il prezzo al produttore; l’origine dei semi per i prodotti dell’orto e quella dei mangimi per gli animali. L’attenzione delle due organizzazioni si è rivolta anche ai costi di packaging che l’Etichetta etica potrebbe comportare. In realtà non c’è alcun aggravio di costi, anzi. “L’Etichetta etica – affermano CIA E VAS Onlus – darebbe maggior valore al packaging stesso che oggi, in molti casi, vale più del suo contenuto. Un esempio su tutti: il succo di frutta in vetro da 12 cl costa circa 15-20 centesimi tra bottiglia, tappo ed etichettatura, mentre la materia prima per farlo pesa per poco più di 0,1 centesimi, considerato che mediamente un quintale di frutta al produttore non viene pagato più di 15 euro. In sostanza, il contenuto di un succo di frutta da 12 cl vale meno della decima parte del suo involucro”.
“Sono questi i problemi che intendiamo affrontare, – conclude Guido Pollice – portando alla luce
modelli produttivi davvero virtuosi, che fanno bene all’agricoltura, alla salute e all’ambiente. Ma soprattutto fanno bene al consumatore, che potrà avvalersi di un vero e proprio “dossier” alimentare”.
L’Etichetta etica introduce nuovi valori, certificati in prima persona dal produttore che risponde in prima persona alle richieste di trasparenza che il consumatore richiede.

Per saperne di più: http://www.vasonlus.it/www.cia.it

Luigi Franchi

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