Ed è dalla Food Valley italiana che arriva il cattivo esempio

Un dolce pensiero per i pendolari da Rigoni
23 ottobre 2011
Cos’è il vero espresso italiano?
24 ottobre 2011
image_pdfimage_print

caso-salumeria-bielleseChe arrivi dalla Food Valley italiana il cattivo esempio di un modo di promuovere quella che potrebbe essere l’immagine della qualità e dell’eccellenza della salumeria italiana non è sicuramente un buon segnale.
Nel corso del Forum sull’alimentazione a Cernobbio, organizzato da Coldiretti, il presidente Franco Marini ha messo sul tavolo un culatello prodotto con carne statunitense a marchio “Salumeria Biellese” e la bresaola uruguaiana a marchio Parmacotto risultato dello shopping effettuato dalla task force della Coldiretti alla Salumeria Rosi a New York, 283 Amsterdam Avenue.
“Si tratta di salumi, con denominazioni italiane, prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto, il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, una società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati” ha denunciato Franco Marini, alla platea del Forum.
Incuriositi siamo andati a vedere il sito della Salumeria Biellese che si apre con le note del canto popolare “la montanara, uhe, si sente cantare…”, un modo di raccontare l’Italia che fa il paio con l’immagine pizza, mandolino e tovaglia a quadretti e che invece oggi è un’altra cosa.
Com’è possibile che uno dei marchi che hanno segnato in qualche misura anche l’innovazione della cultura alimentare, che opera nel cuore della food valley italiana possa anche solo lontanamente essere protagonista di azioni che non aiutano certo il made in Italy, danneggiano l’immagine e l’economia del nostro Paese? Eppure, stando alle affermazioni di Coldiretti, siamo costretti a vedere anche questo.
Probabilmente si cercherà di sostenere la tesi che il culatello non può essere esportato negli Stati Uniti e quindi, nell’attesa che si risolva una questione che risale agli inizi del secolo (ai tempi della peste suina) si è cercato di soddisfare una domanda di mercato.
Ma perché non indirizzare le lobby che un’azienda come Parmacotto è sicuramente in grado di mettere in campo, vista la capacità di ottenere investimenti e partecipazioni dello Stato italiano, verso le istituzioni preposte per creare le condizioni affinché siano italiani e non uruguayani o di farm statunitensi i culatelli, le bresaole e le pancette che si trovano in vendita nella salumeria Rosi di New York e nelle molte altre in giro per il mondo?

Luigi Franchi

image_pdfimage_print