I modelli alimentari sani? Nascono in famiglia (ma smettiamo di colpevolizzare le mamme!)

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Da uno su quattro siamo arrivati a uno su tre. È l’ultima quota di bambini italiani obesi o in sovrappeso registrata dal terzo Osservatorio Nutrikid Nestlè – Fondazione ADI. Che sta succedendo? Le numerose campagne d’informazione, le etichette più esplicite sui prodotti, le strategie comunitarie per fare la guerra ai junk-food, allora a che servono?
Si tratta di interventi concreti, mirati, necessari: ma non sufficienti, se a monte il “problema” della corretta alimentazione non viene compreso e tradotto in comportamenti quotidiani idonei da parte di chi è responsabile delle scelte a tavola dei bambini, ovvero i genitori.
Non diciamo niente di nuovo: una delle prime e più potenti forme di apprendimento è l’osservazione, attraverso cui i comportamenti dell’osservato vengono modellati dall’osservatore su di sé, facendoli propri; il così detto “buon esempio”, pilastro dell’educazione familiare. Forse, ci siamo dimenticati che la stessa regola può e dovrebbe essere applicata anche in cucina, perché la salute passa anche attraverso ciò che ingeriamo e diamo da ingerire ai nostri figli.

Secondo l’indagine, i bambini italiani sono ”bravi e disciplinati per quanto riguarda la prima colazione, ma è in aumento l’abitudine ad una colazione monotona e ad un suo consumo troppo veloce, tra i 9 e i 10 minuti mediamente, con picchi negativi soprattutto al Sud dove scende a meno di 5 minuti per 3 bambini su 10”. Quindi, la prima colazione si fa, il messaggio del suo ruolo importante nella giornata è passato bene, ma non altrettanto si può dire della variabilità dei prodotti che la possono arricchire quotidianamente e del fattore tempo.

Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione ADI, ha sottolineato due elementi chiave: “Lo stile di vita dei piccoli dipende da diversi e complessi fattori, tra cui le disponibilità economiche e il contesto socio-culturale: basti pensare che più della metà delle mamme e dei papà dei bimbi che non fanno attività fisica risultano senza diploma di studio. Le campagne educative sono fondamentali e necessarie, tuttavia il contributo principale viene sempre dato dall’esempio dei genitori, senza differenza tra mamme casalinghe e mamme lavoratrici, se, come emerge, il 44% delle mamme di bimbi in sovrappeso e il 55% di quelle dei bimbi obesi risulta essere casalinga”.
È indubbio che far praticare uno sport ai propri figli possa essere un costo, economico, logistico e organizzativo per le tante famiglie in difficoltà economiche, ma forse anche qui il buon senso può essere d’aiuto: la partitella di calcio al parchetto la domenica, le giostre nei giardini pubblici, una scampagnata in bicicletta tutti insieme, sono occasioni per impostare abitudini sane a costo zero. Invece emerge che 4 bambini su 10 passano un pomeriggio o meno alla settimana con i loro amici, la metà passa più di un’ora al giorno davanti alla TV, soprattutto i maschi, 4 su 10 passano oltre 30 minuti ai videogiochi, 3 bimbi su 10 stanno davanti al PC e solo il 16% fa sport solo occasionalmente.

Ma la ricerca evidenzia anche un altro dato, che da una parte rincuora: le mamme che lavorano non hanno più responsabilità delle mamme che stanno a casa con i figli sulle scelte alimentari scorrette, indice che se si è stati in grado di trasmettere un insegnamento, un modello comportamentale, quell’imprinting sarà presente anche in assenza della madre, o del padre.
E un modello è un costrutto dove più gli ingredienti si conoscono bene e più si mescolano tra loro, più diventa efficace nel medio e lungo termine: conoscenza, di cosa si mette nel piatto, curiosità, nel provare alimenti nuovi, stimoli, nel variare l’alimentazione ma anche nel proporre e nell’avere alternative sane di svago nel tempo libero, tempo – appunto – che può essere poco ma non per questo buttato, fantasia, perché si possono trovare attività interessanti e divertenti anche senza spendere troppo denaro, consapevolezza che la salute è equilibrio e benessere fisico, psichico e sociale. E informazione, pilastro costante per correggere il tiro: ad esempio, sapete quante calorie sono necessarie ad un bambino? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1.000 a un anno, 1.400 a cinque, 2.200 a dieci anni, 2.400 a quattordici: quindi, da uno a dieci anni raddoppiano, ma in dieci anni, non in tre, e poi restano pressoché costanti. Pensiamoci quando stasera prepareremo la cena per la nostra famiglia.

Alessandra Locatelli

 

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