I nuovi scenari della Conferenza FAO

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Ci sono casi in cui si riesce a guardare il mondo con occhi positivi.
Una di queste occasioni è rappresentata dalla Conferenza FAO in corso a Roma fino al 22 giugno. Tra i momenti salienti dell’evento vanno evidenziati i primi 18 mesi di lavoro del direttore generale Graziano Da Silva che – oltre a portare ad un risparmio dei costi di gestione pari a circa 45 milioni di dollari che permetteranno l’incentivazione di nuovi programmi di sviluppo – ha focalizzato il lavoro della FAO intorno a cinque nuovi obiettivi strategici e un sesto obiettivo tecnico, l’approvazione di strategie di collaborazione con il settore privato e con la società civile, come pure il rafforzamento dei partenariati con istituzioni scientifiche e di ricerca, e l’aver portato a termine la riforma dell’Organizzazione.

Ricordando la lectio magistralis con cui il professor Amartya Sen ha aperto la Conferenza, il Direttore Generale ha sottolineato un cambiamento importante nel lavoro dell’organizzazione. “Se continuiamo a guardare alla fame semplicemente in termini di produzione alimentare, non riusciremo a risolvere questo problema, come il professor Amartya Sen ci ha ricordato”, ha detto Graziano da Silva. “Il mondo produce già oggi cibo a sufficienza. La causa principale della fame è la mancanza di accesso al cibo“.

Il secondo elemento di valore riguarda la consegna di attestati di riconoscimento a 38 Paesi per aver dimezzato la fame, in anticipo rispetto al 2015, data stabilita dagli obiettivi internazionali.
Questi paesi sono: l’Armenia, l’Azerbaigian, Cuba, Djibouti, la Georgia, il Ghana, la Guyana, il Kuwait, il Kirghizistan, il Nicaragua, il Perù, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, la Tailandia, il Turkmenistan, il Venezuela, il Vietnam, l’Algeria, l’Angola, il Bangladesh, il Benin, il Brasile, la Cambogia, il Camerun, il Cile, la Repubblica Dominicana, le Isole Figi, l’Honduras, l’Indonesia, la Giordania, il Malawi, le Maldive, il Niger, la Nigeria, Panama, Togo e l’Uruguay.

Pochi giorni prima della conferenza è stato inoltre presentato il nuovo rapporto FAO/OCSE che attesta, per il prossimo decennio, una crescita più lenta della produzione agricola stimata in una media dell’1,5% l’anno, a fronte di una crescita annua del 2,1% registrata tra il 2003 e il 2012.
La limitata espansione della terra coltivata, l’aumento dei costi di produzione, la pressione crescente sulle risorse e sull’ambiente sono i principali fattori alla base di questa tendenza. Il rapporto sostiene tuttavia che l’offerta di materie prime agricole dovrà tenere il passo con la domanda globale.
Secondo il rapporto l’agricoltura è diventata un settore sempre più trainato dal mercato, piuttosto che dalle politiche, come in passato, e questo offre ai paesi in via di sviluppo importanti opportunità d’investimento e benefici economici, in considerazione della loro accresciuta domanda alimentare, del conseguente potenziale per un’espansione della produzione e per i loro vantaggi comparativi in molti mercati globali.
Tuttavia, il calo della produzione, la volatilità dei prezzi e le perturbazioni dei mercati restano una minaccia per la sicurezza alimentare globale. “Fino a che le scorte alimentari nei principali paesi produttori e consumatori rimarranno basse, il rischio di volatilità dei prezzi è amplificato”, avverte il rapporto.  “Una siccità diffusa, come quella del 2012, in aggiunta a scorte alimentari limitate, potrebbe far aumentare i prezzi del 15-40%”.
La Cina, con un quinto della popolazione mondiale, con una crescita del reddito elevata e un settore agro-alimentare in rapida espansione, avrà una grande influenza sui mercati mondiali, e su questo trend il rapporto concentra la sua attenzione. La Cina dovrebbe rimanere autosufficiente per quanto riguarda le principali coltivazioni alimentari, anche se si prevede che nel prossimo decennio la produzione rallenterà a causa della crescente pressione sulle risorse idriche, sulla terra disponibile e sulla manodopera rurale.

Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento ha dichiarato: “Prezzi alimentari sostenuti sono un incentivo ad aumentare la produzione.  E dobbiamo fare del nostro meglio per assicurare che siano gli agricoltori poveri a beneficiarne. Non dimentichiamo che il 70% della popolazione che soffre d’insicurezza alimentare vive nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo e che molti di essi sono piccoli contadini che praticano un’agricoltura di sussistenza”.
Il consumo dei principali prodotti agricoli, trainato dall’incremento demografico, da redditi più elevati, dall’urbanizzazione e dal cambiamento delle abitudini alimentari, aumenterà più rapidamente in Europa orientale e in Asia centrale, seguite dall’America Latina e da altre economie asiatiche.

 

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