Il futuro della pasta al sicuro nelle mani degli scienziati

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Nei prossimi 40 anni il crescente utilizzo di carburanti fossili causerà l’aumento del 40% della concentrazione atmosferica di anidride carbonica, determinando evidenti effetti negativi sul clima. D’altro canto la CO2 rappresenta la principale fonte di nutrimento delle piante. I due effetti, apparentemente in contrasto tra loro, sono allo studio.

Trovare un punto di equilibrio che permetta di sfruttare il beneficio attivato dalla CO2 sulle piante limitando contestualmente i danni provocati dai mutamenti climatici, attraverso la selezione di varietà, per esempio di frumento, in grado di adattarsi meglio di altre alle diverse condizioni, sembra essere un imperativo.
A questo scopo, presso Il Centro di Ricerca per la Genomica del CRA di Fiorenzuola d’Arda (PC) è stato installato un sistema FACE, (Free Air CO2 Enrichment), una particolare infrastruttura sperimentale costruita in collaborazione con l’Istituto di Biometeorologia del CNR di Firenze, attraverso un progetto finanziato da alcune Fondazioni bancarie tramite il programma “Progetto AGER: ricerca agroalimentare”. Al progetto partecipano anche l’ENEA-Centro di ricerca della Casaccia e il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura del CRA di Foggia.
Il sistema FACE installato a Fiorenzuola ha analizzato in due anni il comportamento di 12 varietà di frumento duro dimostrando un generale aumento di biomassa vegetale e di produzione utile (granella), conseguenza diretta dell’effetto fertilizzante della CO2; aumento produttivo, caratterizzato da ottimali apporti idrici, che ha raggiunto in alcune varietà anche il 20%.

Associata all’aumento produttivo, una diminuzione del contenuto proteico nella granella, dato significativo in quanto il livello di proteina rappresenta il principale carattere qualitativo del frumento duro destinato alla produzione della pasta. In particolare, il contenuto proteico influenza la tenuta alla cottura della pasta: in generale, le paste di alta qualità si caratterizzano per una percentuale di proteine tra il 13 ed il 14%, rispetto al 12% delle paste standard. È evidente come i risultati di questo studio portino a riflessioni importanti e alla necessità di approfondire il tema per salvaguardare il livello qualitativo, apparentemente a rischio, dei nostri prodotti alimentari.

Nessun allarme: i ricercatori sono ottimisti, esistono ampi margini per un lavoro di miglioramento genetico che porterebbe a realizzare nuove varietà capaci di sfruttare al meglio l’aumento della CO2 atmosferica, evitando o limitando le conseguenze negative sulla qualità del prodotto. La pasta, regina della dieta mediterranea e alimento principe della nostra cultura non corre alcun rischio. Grazie alla scienza.

Marina Caccialanza

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