Il raviolo interpretato a Foodvivia

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A tavola con il Radicchio Rosso
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Da Milano al resto d’Italia: il Food and Wine di EXPO 2015
4 dicembre 2014
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Tempo fa creando l’hashtag “InOtticaExpo”, con un po’ di ironia, intendevo porre l’attenzione sull’abuso dell’impiego della parola Expo2015, declinata eccessivamente in ogni discorso pubblico, in ogni scritto, quasi che l’uso taumaturgico di questa parola fosse la panacea di tutti i mali che ci affliggono ed il solo citarla avrebbe magicamente trasformato in oro ciò di cui si parlava, facendoci d’incanto uscire dalla crisi (altro concetto abusato) a partire dal 1° maggio 2015.
Ora che ci stiamo irrimediabilmente avvicinando, certi che i signori di Expo riusciranno a consegnare il sito espositivo bello e praticabile in tempo, da più parti ci si domanda “e i contenuti?
Già, a Milano accadranno e stanno già accadendo un sacco di cose che rimandano in qualche modo ai temi dell’esposizione, molte, bisogna riconoscerlo sono fuffa, peggio sfruttano il nome, il momento, per vendere meglio prodotti scadenti, altri, invece, cominciano ad apparire quantomeno ben pensati, poi, se avranno le gambe cammineranno da soli e forse anche superando il 31 ottobre 2105.
Tutta questa premessa per fare un plauso agli ideatori di Foodvivia, un nuovo contenitore chiaramente legato ai temi alimentari che ha avuto il suo debutto il 24 novembre a Milano, peraltro in un’insolita accogliente villa (Castello Pozzi in via Berengario, zona fiera) tutta da scoprire anche grazie ad un percorso artistico abbinato all’evento. L’idea di base è di approfondire un tema “un’esperienza di cibo” aprendo lo sguardo sulle diverse interpretazioni che nel mondo si danno ad un piatto simile.
Il piatto diventa così oggetto di dibattito, con professionisti di volta in volta diversi, con invito ad aziende di prodotti attinenti, per poi finire in cucina con ristoratori che lo preparano secondo le diverse tradizioni di provenienza.

Il debutto è avvenuto con il Raviolo ed a raccontarlo erano presenti Roberta Schira autrice tra l’altro di un libro sulla pasta fresca, lo storiografo Aldo Giannuli e Maurizio Vezzani, proprietario di Pasta Zini.
Ritengo che iniziare col raviolo sia molto simbolico, perché è un piatto descrittivo di ogni cultura alimentare, in quanto racchiude ciò che le rappresenta nella maniera più diretta, dal momento che il ripieno è composto di ciò che si ha a disposizione. Così i nostri ravioli, tortelli, agnolotti raccontano le nostre tradizioni regionali e allo stesso modo la cultura del dim sum descrive per i cinesi un modo di alimentarsi e così via.
Il ripieno, dunque, è simbolicamente quel “contenuto” che Expo2015 deve mostrarci di ogni Paese presente e, nel suo insieme, ne dovrà uscire un “raviolone” che racconterà il nostro pianeta.
Al via di Foodvivia si sono assaggiati ravioli italiani con Luigi Di Donna, cinesi con Zhu Ke, russi con Erwin Peters.

 

Aldo Palaoro

 

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