Indagine Doxa: il consumo di carne bovina in Italia

Carni inglesi, un esempio di promozione all’estero, parola di Eblex
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eblexCommissionata da Eblex, ente non governativo britannico che ha come missione la promozione delle carni bovine e ovine dalla filiera all’esportazione, l’indagine “Il consumo di carne bovina in Italia” è stata presentata a Milano presso Palazzo Cusani, durante un evento organizzato dagli uffici commerciali del Consolato del Regno Unito.

Ricordiamo tutti come siano trascorsi pochi anni dall’ultima emergenza “mucca pazza”, interessante, dunque, misurare la sensibilità degli italiani verso questo prodotto che, nell’immaginario collettivo ha sempre goduto di grande considerazione, ma che, oltre a fattori condizionanti a livello collettivo come la BSE, subisce le conseguenze di un cambiamento di abitudini alimentari determinato da nuove sensibilità verso un dieta a prevalenza vegetariana, nonché le preoccupazioni crescenti in campo medico sulla correlazione tra minor consumo di carne rossa e prevenzione tumori.

L’indagine eseguita in un momento storico nel quale l’attenzione ad argomenti alimentari non è mai stata così alta, ma, allo stesso tempo, la confusione e la scarsa conoscenza sul cibo sono altrettanto elevate, mette in evidenza alcuni punti ormai irrinunciabili: il consumatore pretende controlli e certificazioni, solo così, sapendo leggere un’etichetta ed essendone rassicurato compie la sua scelta serenamente.

Noi italiani, poi, specie dopo gli allarmi che hanno percorso il mondo su carni rosse, ma anche bianche, troviamo oltremodo rassicurante che il prodotto sia made in Italy.
Questo non significa che siamo chiusi pregiudizialmente verso il prodotto straniero, in particolare quando ne riconosciamo la qualità; in questo la ristorazione fa da apripista filtrando, meglio di un qualsiasi cittadino senza riferimenti, le informazioni e le conoscenze, garantendo l’ingresso delle migliori materie prime nel nostro Paese.

Il periodo di rilevazione scelto è di 6 mesi, durante i quali 88 italiani su 100 hanno consumato carne rossa, un tempo piuttosto lungo, sarebbe interessante capire quante volte l’hanno consumata, tuttavia il dato esprime una tendenza ed è paragonabile con lo stesso campione preso in esame nel 2005 e nel 199, evidenziando come, in effetti, si sia tornati ai consumi di 13 anni or sono.

Un altro aspetto sottolineato è quello della tenerezza, ciò ai fini di una esplorazione sulla percezione di uno dei valori più importanti per la penetrazione della carne inglese nel nostro Paese.
La tenerezza è considerata un valore aggiunto, gli intervistati ne sono consapevoli e in alcuni casi già riconoscono alla carne inglese tale primato di qualità, che, peraltro, è un dato di fatto proprio per del tipo di produzione che viene applicata alla carni di quella provenienza, con una “maturazione” (frollatura) regolamentata rigorosamente.

In conclusione, a fronte di un calo dei consumi dal 2005 ad oggi, c’è una migliore percezione sulla qualità e, dunque, un potenziale ancora da sfruttare per un prodotto che ha saputo dimostrare ai consumatori di aver superato un momento difficile per il proprio comparto.

Aldo Palaoro

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