Insetti commestibili, fantasia o opportunità?

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Un progetto scientifico innovativo, presentato a Expo presso il Padiglione dell’Unione Europea, studia la possibilità dell’allevamento e utilizzo di insetti destinati al food e al feed. Nuove prospettive per garantire cibo e sostenibilità responsabile per tutti.
Chi ha viaggiato in estremo oriente, in Africa o sud America ha probabilmente avuto modo di vedere come le popolazioni di questi luoghi consumino più o meno abitualmente vari tipi di insetti, cucinati in maniera fantasiosa, spesso considerati vere prelibatezze. Secondo le stime della FAO gli insetti integrano la dieta di circa due miliardi di persone nel mondo.
Per noi occidentali gli insetti restano animaletti fastidiosi, forse talvolta utili in agricoltura ma più spesso considerati una piaga. In quanto a mangiarli rimangono un tabù, solo l’idea suscita ribrezzo nella maggior parte della gente.
Forse dovremo presto cambiare il nostro punto di vista: la necessità di sfamare – e garantire la sicurezza alimentare – a una popolazione mondiale che nel 2050 si prospetta intorno ai 9 miliardi di individui apre nuovi scenari e suggerisce nuove vie da percorrere per far fronte all’emergenza che il pianeta, così come lo concepiamo ora, non è in grado di affrontare.
È nato in base a queste premesse il progetto Edible Insects: il cibo del futuro, sviluppato dalla Società Umanitaria con il Salone Internazionale della Ricerca, Innovazione e Sicurezza Alimentare presente a Expo 2015. Il concetto di base è evidente: il consumo e l’allevamento di insetti commestibili rappresenta una delle vie da percorrere per aumentare la produzione mondiale di cibo in modo sostenibile. Il progetto riunisce un network italiano di esperti – entomologi, dietologi, nutrizionisti, veterinari ecc – dai cui studi è emerso un libro bianco sull’entomofagia dal quale partirà il percorso condiviso di approfondimento e sviluppo del tema.
Un primo passo, perché la strada da percorrere è molto lunga e anche piuttosto tortuosa. Innanzi tutto esistono barriere culturali da superare, frutto di secoli di consuetudine, ha sottolineato Ettore Capri, professore ordinario di chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore: “L’uomo è un animale onnivoro ma consuma una percentuale minima delle specie animali e vegetali presenti sul pianeta; la sfida è portare alla sua conoscenza le caratteristiche e dunque le opportunità che altre specie offrono, e far sì che accanto agli animali abitualmente accettati come fonte di alimentazione – pensiamo a un’aragosta o a uno scorfano, morfologicamente molto simili agli insetti – si arrivi a comprenderne altri, facendo in modo che il loro consumo non rappresenti esclusivamente una moda del momento ma un’opportunità in più”.
Opportunità, certamente, dal punto di vista nutrizionale: gli insetti sono ricchi di proteine e grassi “buoni”, di calcio, ferro e zinco. Le locuste, per fare un esempio, contengono in media un contenuto di ferro superiore a quello del manzo. Il loro valore in merito a contrastare la denutrizione sembrerebbe importante.
Ma si apre a questo punto un capitolo enorme che riguarda la sicurezza alimentare e la legislazione ad essa collegata. Se oggi, in molte parti del mondo, il consumo alimentare di insetti deriva essenzialmente dalla raccolta in campo, è evidente che l’apertura verso un consumo più ragionato comporterebbe l’applicazione di un sistema di allevamento strutturato che implichi un controllo di filiera adeguato, una valutazione attenta della tipologia di insetto da allevare a seconda che la sua destinazione sia per il consumo umano o per la mangimistica (una delle applicazioni più favorevoli), la gestione del rischio. La letteratura in questo campo è scarsa e le criticità da risolvere innumerevoli, ma già in molti Paesi gli studi in questo settore avanzano, un esempio è visibile a Expo presso il padiglione del Belgio che ha liberalizzato a livello nazionale l’allevamento di alcune specie insettivore.  Altri seguiranno e l’Italia, con questo progetto, intende rispondere con i suoi esperti alla chiamata che pare ormai impossibile da ignorare.
In attesa che i lavori proseguano restiamo calmi: ci vorrà del tempo prima che sulle nostre tavole accanto a un piatto di calamaretti trovi posto un fritto misto di scorpioni e grilli. Qualche chef può pensarci su nel frattempo.  Intanto possiamo cominciare a familiarizzare con cibi (e animali) per noi insoliti; magari assaggiando il burger di coccodrillo dello Zimbabwe, pare sia buonissimo.

Marina Caccialanza

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