Italia martoriata dalle frodi alimentari

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italia-frodi-alimentariMentre si accoglie la positiva notizia per l’entrata in vigore della ‘Notifica di modifica degli allegati dell’accordo tra la Comunità Europea e gli Stati Uniti d’America sul commercio del vino’ che riconosce tutela alla denominazione Prosecco DOC e DOCG riducendo il rischio delle contraffazioni dei prodotti alimentari made in Italy, l’Italia sembra, in queste settimane a ridosso delle festività natalizie dove i consumi sono maggiori, martoriata dalle frodi alimentari.
Nell’ordine degli ultimi quindici giorni: sequestrati 70 capi bovini presso un centro di macellazione in provincia di Avellino (24 novembre); sequestrati 1300 chili di miele presso  un’azienda agricola di Zoagli, diretta alla vendita al pubblico, conservati in diversi barattoli di alluminio completamente ricoperti di ruggine (27 novembre); 25 kg di cibo avariato pronto per essere inserito in menu in una pizzeria di Termoli (4 dicembre); in un ristorante di Stresa messi sotto sequestro 450 chili di carni, latticini, paste ripiene, funghi e altri cibi perché congelati arbitrariamente senza etichette o scaduti da anni, oltre adiversi dolci invasi da muffe (5 dicembre); 650 chilogrammi di pistacchi di provenienza iraniana sequestrati a Bologna perché positivi ai controlli sulla presenza di sostanze inquinanti (8 dicembre); a Portici posti sotto sequestro in quanto  in pessimo stato di conservazione oltre 170 kg di baccalà, 17 forme di grana padano per un peso di 650 kg conservate a temperature superiori ai 4/6gradi, 574 kg di zucche, 1920 confezioni di margarina, 341 kg di mortadella scaduta nel giugno del 2010, 1320 bottiglie di olio di oliva e olio di semi, 4344 bottiglie di acqua gassate e naturale esposte al sole, 872 confezioni tra biscotti, merendine e fette biscottate, 1392 bottiglie tra coca cola, aranciata e pepsi cola ed infine 2016 barattoli di pelati, che sarebbero state smistate nei supermercati della zona (12 dicembre).
E queste sono solo alcune delle notizie, le meno note rispetto ai più noti scandali che hanno occupato le pagine dei notiziari di questi giorni relativi: alle 700mila tonnellate di prodotti alimentari spacciati per biologici, pari al 10% del mercato nazionale e alle 6.000 confezioni di funghi porcini secchi, pari a cinque quintali, provenienti in gran parte dalla Cina e recanti etichetta di provenienza italiana.
Le notizie, per brutte che siano, dimostrano almeno una cosa: il livello di attenzione a cui tutti gli organismi preposti ai controlli alimentari tendono, testimonianza del fatto che da noi l’alimentazione è considerata ancora una cosa seria. Dall’altro lato vengono i brividi ad immaginare come si inasprirà il fenomeno delle frodi e delle contraffazioni in uno scenario di crisi economica che allarga sempre di più la forbice tra ricchezza e povertà.
Torna alla mente l’allarme lanciato al recente congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria secondo cui circa un milione di anziani in Italia ha carenze nutrizionali perché non possono affrontare le spese che una dieta equilibrata richiederebbe. Ecco allora che diventa urgente far crescere la consapevolezza che il cibo non può essere solo business nelle mani di pochi o tanti spregiudicati che non si preoccupano minimamente della salute delle persone, ma deve tornare ad essere cultura, conoscenza e valore.
Questo periodo di festività, dove il cibo vivrà i soliti eccessi, potrebbe diventare, se ogni operatore facesse la sua parte verso il consumatore, un occasione per rafforzare cultura e valore, suggerendo un modo, un consiglio, anche una semplice ricetta per riconoscere la qualità e ridurre gli sprechi.

Luigi Franchi

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