L’Italia è ancora un paese di casalinghe

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casalingheNonostante la lenta decrescita degli ultimi anni, per l’Istat l’Italia è ancora un paese di casalinghe. Nel 2011 la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni ne comprendeva circa 5 milioni, delle quali circa 800 mila under 35 che per mestiere badano alle faccende domestiche. Per l’esattezza, le massaie in età lavorativa, sono 4 milioni 879 mila, circa la metà del totale delle cosiddette inattive e negli ultimi 7 anni la percentuale è calata solo del 5,9%, con alcune zone del sud d’Italia il cui il numero anziché scendere è addirittura aumentato.
La mappa geografica del fenomeno mostra infatti che 2 milioni 419 mila di casalinghe, cioè il 49,6%, si trovano nel Mezzogiorno, dove il fenomeno è in crescita rispetto al 2004 e dove le massaie superano le occupate. Si inscrive al fenomeno, anche se ancora in misura marginale la categoria dei casalinghi, un tempo inesistente. Probabilmente si tratta di famiglie dove i ruoli tradizionali si sono invertiti perché lavora la donna mentre l’uomo ha perso il posto.
“C’é ancora una grande presenza di casalinghe in Italia perché il Paese si basa su una cultura che guarda alla donna come all’angelo del focolare domestico”, spiega il sociologo Domenico De Masi, spiegando che oggi si possono individuare tre diversi tipi di donne dedite alla casa:
“Coloro che sono costrette a restare a casa perché devono accudire i figli e/o i genitori anziani; quelle che non hanno trovato un’occupazione e decidono di dedicarsi alla famiglia; infine, c’é anche qualche casalinga di lusso, mogli di uomini facoltosi che non trovano nessuno stimolo a lavorare”. Per De Masi “i casalinghi sono destinati ad aumentare, anche se non velocemente”.

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