La cacio e pepe a km 0

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Dall’agricoltura a km 0 all’agroindustria a filiera corta. La crema di cacio e pepe, popolare e antica ricetta della cucina romana, diventa un agrobusiness portato avanti dalla cooperazione laziale in collaborazione con l’intera filiera agroalimentare locale; un progetto promosso dalla Legacoop Agroalimentare del Lazio, dalla Coop Agricoltura nuova e dallo chef Paolo Cacciani che ha firmato la “ricetta”. Quello che viene posto in commercio è un condimento confezionato, pronto all’uso, ma allo stesso tempo di alta qualità per le materie prime che incorpora e per l’essenzialità del processo produttivo seguito. È il primo di una serie di prodotti provenienti dal territorio laziale che saranno proposti al pubblico.

L’iniziativa è stata presentata a Roma, presso l’enoteca regionale Palatium dai protagonisti, assieme al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, all’assessore regionale all’agricoltura Sonia Ricci, al commissario straordinario di Arsial Antonio Rosati. «Conquisteremo tutti i mercati – ha annunciato il presidente Legacoop Agroalimentare Lazio, Giuseppe Codispoti –  È infatti un progetto imprenditoriale che prevede  anche la costruzione di una partnership con la GDO, in particolare con quella cooperativa».

Lo chef Cacciani, titolare dell’omonimo noto ristorante di Frascati,  ha rivelato i segreti della ricetta del preparato utilizzabile in casa e nella ristorazione: pecorino romano Dop e Dop bio, acqua e pepe nero di Rimbas. Filiera corta ma anche preparato solidale, grazie al quale si finanzieranno i contadini che coltivano il pepe di Rimbas in un villaggio del Sarawak in Malesia (l’idea è nata da una collaborazione con il presidio Slowfood). «La crema realizzata – ha commentato lo chef – è una felice combinazione tra innovazione di prodotto, tradizione culinaria e produzioni tipiche del territorio».

Monica Menna

 

 

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