La sostenibile leggerezza dei Maccheroncini di Campofilone

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Si è celebrato il week end scorso nelle Marche, un vero e proprio tributo ai maccheroncini di Campofilone, una pasta tipica di grande tradizione, fortemente connotata con il territorio, tornata di gran moda e oggetto di reinterpretazioni da parte di famosi chef stellati, che ne decantano le proprietà nutritive e le caratteristiche di duttilità e piacevolezza. Una due giorni nella quale conoscere questo piatto dell’antica tradizione regionale italiana, in tutte le sue più ampie sfaccettature, attraverso, approfondimenti di carattere storico culturale, dibattiti, show-cooking, e dove poter assaggiarne la versione classica e alcune rivisitazioni creative. Impossibile non essere colti dall’acquolina in bocca, leggendone la preparazione.
Si tratta di una pasta fresca all’uovo di forma allungata, nota sin dal Quattrocento col nome di “maccheroncini fini fini”, orgoglio del paese di Campofilone in provincia di Ascoli Piceno, che quest’anno ha ottenuto l’IGP, grazie all’impegno dell’associazione locale presieduta dal noto produttore Vincenzo Spinosi.
I maccheroncini sono strettissimi fili di pasta sfoglia tirata allo spessore di un velo, che contengono un elevato numero di uova nell’impasto: ben dieci per un chilo di semola di grano duro, tagliati con coltelli molto affilati. La pasta, che si cuoce molto rapidamente, resta porosa, delicata ed è ottima sia in brodo sia asciutta, condita con il caratteristico ragù di carne a base di pollo, vitello, maiale, noce moscata e una spolverata di pecorino, oppure accostata a creativi condimenti sia di pesce che di carne o abbinamenti ad altre specialità del territorio, come il Ciauscolo di Moresco e il vino cotto di Lapedona. Un’importante appuntamento quello di Campofilone, che ha registrato il tutto esaurito, dove festeggiare all’ acquisizione dell’IGP attribuita ai maccheroncini, e per disegnare nuove azioni forti, iniziative, eventi, che caratterizzino sempre di più  l’enogastronomia tipica marchigiana con il territorio, uno dei più affascinanti e incontaminati del Centro Italia.
Due grandi chef come lo stellato Moreno Cedroni del ristorante Madonnina del Pescatore di Senigallia, e Aurelio Damiani, del Ristorante Damiani & Rossi di Porto San Giorgio, animavano le due giornate, ognuno di loro preparando in diretta una ricetta appositamente pensata per l’occasione, rivelando alcuni segreti per apprezzare al meglio i Maccheroncini. Mentre nell’ambito del convegno in programma al Teatro di Campofilone, autorità ed esperti si confrontavano sull’importanza dell’identità gastronomica come leva di sviluppo dell’intero territorio, sul futuro dei Maccheroncini da un punto di vista economico e produttivo, nutrizionale e di promozione. Tante le idee in campo, prima fra tutte la costituzione di un consorzio e di un museo, nel quale rappresentare storia, tradizione, ma anche creatività e innovazione, oltre a tutte le connessioni con il tessuto produttivo e turistico locale, per una tipicità che può diventare bandiera di un territorio.

Luca Bonacini

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