La torta di riso che piaceva a Garibaldi

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C’era una torta di riso, tra i dolci del cuore, dell’eroe dei due mondi: lo scopriamo con l’acquolina in bocca, sfogliando il libro delle ricette di casa Garibaldi in quel di Caprera, arrivato fino a noi grazie alle cure della primogenita Clelia. Ricette semplici e sostanziose come le olive marinate, le melanzane sott’olio, le cotolette di carciofi, i maccheroni al gratin, ma anche la torta di riso, preparata però con un tocco risorgimentale, che manco a dirlo unisce l’Italia, la ricetta che risale all’800, prevedeva infatti l’aggiunta di due cucchiai di marmellata e soprattutto… un bicchiere di Marsala. Sbirciando fra le pagine del Mulino del Po’ di Riccardo Bacchelli, incontriamo ancora la torta di riso “…di cui si consumò una pila di teglie…”; il prelibato dolce di tradizione emiliana è presente anche nel testo sacro di Pellegrino Artusi, però – secondo l’autore – è più buona il giorno dopo la cottura, con una spolverata di zucchero a velo, poco prima di servirla. Ne parla Lunella De Seta nel suo ricettario “La cucina del tempo di guerra”, del 1942, in piena autarchia, descrivendo la torta di riso, come “…un dolce poco dispendioso e nutritivo…”, proponendone due versioni: una con le nocciole abbrustolite, tritate finemente, con acqua, riso, latte, zucchero, 1 uovo, ma da mangiarsi fredda; e un’altra, riso, burro, zucchero, uova, limone, cannella, servita calda. La blogger Chiara Maci, oltre alle mandorle, il cedro candito, e il limone grattugiato, ci mette un mezzo bicchiere di liquore Amaretto; lo chef Bruno Barbieri, ha ancora nel cuore quella irraggiungibile preparata da sua nonna, con il forno a legna… E ti accorgi, inaspettatamente che gli estimatori della torta di riso non si contano. Se fatto bene è uno di quei dolci, che lascia al palo dessert ben più blasonati e complessi, e ne puoi mangiare a sazietà senza stancarti. Certo doverne assaggiare una quarantina di bocconi, per partecipare ad una giuria, che eleggerà la migliore, può mettere alla prova i più consumati gourmet. E’ quello che è accaduto domenica 27 aprile all’Osteria Il Pignotto, di Zola Predosa, un luogo storico della gastronomia bolognese, che si erge fiero accanto al ponte sul fiume Lavino, che per un giorno è divenuto teatro di una sfida tra le più golose: eleggere la Regina del Riso. Ma perché proprio a Bologna? Anticamente la golosa ricetta si chiamava ‘torta degli addobbi’ e la sua preparazione seguiva la festa omonima celebrata a partire dal XVII secolo, la domenica dopo Pasqua. Tutte le case dei parrocchiani accoglievano chiunque venisse in visita, a cui offrivano questo dolce, tanto radicato nel bolognese che la ricetta originale è stata depositata presso l’Accademia Italiana della Cucina. La giuria di eminenti chef, ristoratori, giornalisti, e semplici gourmet, armati di scheda organolettica, e forchetta di ordinanza, alle ore 15 in punto si è cimentata nell’assaggio. Un lavoro duro, a cui è seguita una finale al cardiopalma, per individuare la torta meglio eseguita, fra le settanta circa in concorso, una volta tanto senza riferirsi a nessun disciplinare, ma unicamente al proprio gusto personale, alla piacevolezza, e all’equilibrio, di aromi, sapori, e cottura. Nulla di solamente goliardico, e divertente, l’evento curato e ideato dal giornalista Gabriele Mignardi, in collaborazione con l’Osteria Il Pignotto, e Fa.ne.p., aveva uno scopo benefico, il denaro raccolto andrà a sostenere le attività del reparto di neuropsichiatria infantile del Sant’Orsola guidato dal professor Emilio Franzoni. Grazie alla regia attenta degli osti Antonio Carlotti e Franco Venuto, sono seguiti assaggi di vini dei colli bolognesi e infine l’asta di tutte le torte. A tutti i partecipanti il concorso una bottiglia di vino-ricordo. Ma veniamo ai vincitori: i tre migliori classificati sono stati : 1°Lola Baiesi, 2°Catia Benuzzi, 3°Carlo Alberto Borsarini. Ma le decine di torte preparate dai concorrenti meritano comunque tutte un encomio speciale.

Luca Bonacini

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