Napolitano interviene sulle concessioni balneari

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giorgio-napolitano-concessioni-balneariIl presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal Quirinale interviene sul Decreto sulle Concessioni demaniali per gli insediamenti balneari per ridurre da 90 a 20 anni il limite fissato dal decreto sviluppo del governo. Proseguono le accese polemiche dei giorni scorsi che avevano visto schierarsi contro il decreto, in prima istanza la Commissione Ue, per il palese conflitto con la direttiva Bolkestein del 2006 che impone la liberalizzazione dei servizi, mentre in Italia le associazioni ambientaliste, con in testa il Fondo Ambiente Italiano e il WWF.
Queste ultime, pur giudicando positivamente il passo indietro rispetto alla durata delle concessioni,  ritengono sia necessario ritornare dal diritto di superficie al “diritto di concessione” attualmente in vigore.
“La trasformazione del diritto di concessione in diritto di superficie – spiegano le associazioni – mette a rischio cementificazione le spiagge. Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo”.
In pratica “con l’introduzione del diritto di superficie se lo Stato vorrà le spiagge libere da infrastrutture una volta scaduto il termine dei vent’anni, dovrà pagare ai privati il valore degli immobili realizzati perché questi saranno a tutti gli effetti di loro proprietà e quindi potranno essere venduti o ereditati”.
Di fatto, così si riduce il potere pubblico di preservare i litorali e di revocare le concessioni in caso di violazioni.
legambiente-concessioni-balneariLegambiente non si rassegna e lancia un appello che viene firmato da 11 sindaci “per impedire la ‘svendita’ del litorale prevista dall’articolo 3 del decreto legge sviluppo”. Si tratta dei primi cittadini di Capalbio, Maratea, Villasimius, Senigallia, Noto, Otranto, Ostuni, Pollica, Favignana, Isola Capo Rizzuto e Posada che si oppongono al decreto con cui “si profila la concessione delle spiagge per un tempo lunghissimo, consentendo anche di aggirare le normative di tutela per legalizzare le costruzioni abusive e aprendo le porte a nuove edificazioni nella fascia dei 300 metri dalla battigia”.

Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini “forse il governo avrebbe dovuto, prima di fissare il limite in 90 anni, ricordare che l’Unione Europea aveva già sanzionato l’Italia e non avrebbe dato disco verde a una concessione così lunga come quella inizialmente prevista dal nostro esecutivo. Credo che sia questa la ragione per cui il capo dello Stato è intervenuto per sottolineare i limiti temporali estremamente ampi delle concessioni inseriti in un primo momento nel decreto sullo sviluppo.

Complessiva soddisfazione per Michela Brambilla, ministro del Turismo che così commenta: “avremmo preferito che il diritto di superficie potesse avere una durata ancora superiore a quello previsto nella versione firmata dal capo dello Stato, proprio come nella prima formulazione del testo. Ma non possiamo che accogliere le modifiche richieste dal Quirinale, con la certezza che comunque vent’anni rappresentino comunque una notevole prospettiva ed un indubbio miglioramento rispetto alla incerta situazione attuale. Non dimentichiamo che il governo Prodi ha avuto questa pratica sul tavolo per tutta la sua durata e non ha fatto nulla per risolverlo, se non rendere ancora più complessa la situazione”.
Nel frattempo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, annuncia una manifestazione per il 18 giugno nelle piazze italiane “per dire un no forte e deciso alla privatizzazione e alla cementificazione delle spiagge italiane”.
“Il diritto di superficie (regolato che dagli articoli 952 e 954 del codice civile) è il vero mostro giuridico che il governo ha inserito nel Dl sviluppo” – annuncia Bonelli – “i 90 anni sono stati usati per nascondere il vero obiettivo che era e purtroppo rimane il diritto di superficie”.

Maurizia Martelli

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