Nasce il Consorzio Tutela Aceto Balsamico

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Ottant’anni! Tanti ne sono passati da quando, con un atto ufficiale del 1933, il Ministero dell’Agricoltura riconobbe per la prima volta la ‘secolare e caratteristica industria’ che si era andata affermando a Modena e che aveva già iniziato il cammino da protagonista nella storia gastronomica italiana.

Vent’anni, invece, sono quelli trascorsi da quando, nel 1993, venne fondato il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, su iniziativa di una decina di aziende produttrici del tipico aceto modenese, con l’obiettivo di adeguarsi alle nascenti politiche comunitarie relative alle denominazioni d’origine. Un’esperienza che portò, per diversi motivi, ad una scissione tra le aziende produttrici, durata fino al dicembre 2013. Vent’anni di incomprensioni e litigi che hanno fatto perdere di vista gli elementi di valore insiti in questo prodotto e che, finalmente, anche grazie al paziente lavoro di ricucitura che ha, da sempre, animato un manipolo di produttori, sono stati riportati al centro di un confronto che ha visto riunificarsi i due consorzi dell’Aceto Balsamico di Modena.

Un lavoro lungo, durato quattordici mesi, perseguito con caparbietà da Mariangela Grosoli, presidente uscente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena, in cui si sono affrontati tutti i distinguo, portando a sintesi le singole esigenze, fino ad arrivare ad un unico consorzio che riprende il nome originale: Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena.

Costituito dalla fusione dei due consorzi, partecipato da 50 aziende che rappresentano il 98% della produzione, pari a 90 milioni di litri a volume e oltre 600 milioni di euro a valore.

Con questi numeri il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena diventa il quarto consorzio italiano a indicazione geografica e il primo per la quota export del 90%.

“Non potevamo aspettare oltre – ha commentato Mariangela Grosoli, presidente uscente del Consorzio Aceto Balsamico di Modena – i tempi erano maturi per assumersi la responsabilità di non disperdere un patrimonio che ci è stato consegnato dalla storia e dalle nostre famiglie. In questo momento storico noi produttori avevamo la responsabilità storica di trovare un accordo e fare il possibile affinché questa economia potesse essere tutelata sempre di più. Siamo riusciti a trovare un accordo tra coloro che hanno grandi aziende e le piccole realtà locali e questo è stato un grande successo a vantaggio di un territorio e di un prodotto che porta nelle famiglie una economia positiva”.

Sabrina Federzoni, presidente uscente del Consorzio Filiera, ha confermato: “La nascita del Consorzio di Tutela rappresenta la conclusione di un percorso complicato affrontato da tutti con molto impegno che riunisce tutti i produttori di Aceto Balsamico per difendere con maggiore forza il nostro prodotto in Italia e nel mondo, la prima Igp esportata e per tale motivo, questa eccellenza del Made in Italy agroalimentare necessita di tutela contro tutte le contraffazioni che cercano di usurpare il valore e il vissuto del nostro prodotto”.

A dirigere la nuova struttura sono stati chiamati: Stefano Berni, già direttore generale del Consorzio Grana Padano, in veste di presidente e Federico Desimoni, che assume l’incarico di direttore.

In consiglio d’amministrazione è composto da: Mariangela Grosoli, Sabrina Federzoni, Giovanni Carandini, Armando De Nigris, Angelo Giacobazzi, Cesare Mazzetti, Giacomo Ponti, Enrico Zini e Stefano Berni.

“Il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena ha due mission – ha commentato il neopresidente Berni – ovvero la tutela e la garanzia di reddito a tutte le imprese della filiera. Un prodotto DOP e IGP ha senso di esistere solo se sa valorizzare la materia prima e il suo processo di trasformazione e questo è l’elemento fondante e istitutivo con cui la UE ha attivato il sistema dei prodotti certificati” ha commentato il neopresidente Berni, nel suo intervento di chiusura.

Luigi Franchi

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