Pane in attesa, un gesto buono come il pane

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C’è un dato che mette in risalto la contraddizione alimentare degli italiani: a Roma (ma il risultato si può estendere a tutte le città italiane, chi più chi meno) ogni giorno si gettano nella spazzatura 200 quintali di pane. E, sempre a Roma, per le sue tre mense la Caritas spende 90.000 euro di acquisto di pane.
Uno degli alimenti che connotano davvero l’Italia sta diventando il principale cibo vittima dello spreco. I motivi? Molteplici ma nessuno accettabile: acquisti in quantità eccessive, produzioni dirette nei ristoranti (anch’esse in misura eccedente al fabbisogno),  costo basso del pane e di conseguenza attribuzione di scarso valore. Il risultato sono i 76 chili di pane a persona che ogni anno finiscono nella spazzatura, pari a circa un terzo del pane prodotto in Italia.
Ma con il pane ci si sfama e, soprattutto, si possono sfamare le migliaia di persone indigenti che cominciano a puntellare le località italiane. Con il pane si fa amicizia, come scrive il religioso francese Jean Cardonnel: “Quando gli uomini condividono il pane condividono l’amicizia. Il pane dà lavoro ai giovani, come si racconta qui.
Non c’è alimento come il pane in grado di avere una seconda vita: il pane non si butta mai via, dicevano i nonni. E oggi con il pane si possono inventare mille ricette di riuso.
Ben venga, dunque, l’iniziativa partita da Padova e che comincia a propagarsi, perlomeno nelle coscienze: Pane in attesa, messa in campo da ragazzi dell’Università di Padova.
Un semplice meccanismo, a cui hanno aderito ventidue panifici di Padova, che permette ai clienti di acquistare una quantità aggiuntiva di pane da mettere a disposizione delle associazioni di volontariato del territorio.
Un esempio da imitare, che viene esteso a tutta l’Italia! Per chi vuole aderire scriva qui paneinattesa@gmail.com

Luigi Franchi

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