Panettone tutto l’anno, ma artigianale o industriale?

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Panettone-tutto-annoDa Milano la sfida del “Panettone tutto l’anno” rischia di trasformarsi in disfida tra sostenitori del prodotto artigianale e del panettone industriale.
Curioso cortocircuito il 2 agosto a Milano, dove in mattinata è stata presentata dal Comune di Milano la fetta di panettone da 80 grammi con tanto di marchio Milano e nel tardo pomeriggio Davide Paolini, anche conosciuto come il Gastronauta, ha riunito alcuni tra i migliori pasticceri italiani che propongono il panettone artigianale da mangiare tutto l’anno.

Cosa hanno in comune i due eventi e quali conseguenze ci possiamo vedere?
La coincidenza è utile alla discussione, mai sopita, che schiera professionisti e appassionati su due fronti che, però, in questo caso, vedono scambiarsi i ruoli sugli obiettivi.
In primo luogo la questione artigianale, infatti, è fuori discussione che, sempre di più, si sta diffondendo la cultura del prodotto naturale, senza conservanti, che tante grandi pasticcerie in tutta Italia propongono al di là dell’origine territoriale, così il Panettone che nasce a Milano trova grandi interpreti in tutto il Paese.
Merito, dunque, a Davide Paolini che da diversi anni si batte, affinché il panettone sia consumato tutto l’anno, che non sia considerato solo un prodotto milanese, ma, a pieno diritto, un simbolo dell’Italia intera, che, naturalmente, sia un prodotto artigianale di alta pasticceria.

Succede però che, nella stessa giornata, l’Amministrazione meneghina, nel corso della presentazione di un catalogo di prodotti a marchio Milano, finalizzato a diffondere e consolidare il “brand” cittadino, riprenda una delle licenze affidate un paio d’anni prima in concessione ad un produttore industriale, per la distribuzione del panettone marchiato Milano, proponendo una versione a porzione singola del celebre dolce da affiancare alla vendita di brioches e muffin sul banco dei bar di tutta Italia, tutto l’anno.

Ecco il punto in comune: destagionalizzare il consumo del panettone, offrendo una grande opportunità commerciale, sia al prodotto artigianale che al prodotto industriale.
Il problema che scalda la discussione è che Milano ha concesso la licenza a Loison che non è milanese? O, forse, che non fa un prodotto artigianale? Tutte due le cose?
Non è così banale, però, la risposta, perché, se sembra giusto che le pasticcerie artigianali si preoccupino, perché Milano concede il proprio prestigioso marchio ad un’industria, peraltro di qualità riconosciuta, non è giusto che giudichino sbagliato che non sia milanese, altrimenti anche le altre pasticcerie artigianali in tutta Italia non potrebbero vantare il diritto di produrre un buon panettone, perché prodotto simbolo di un solo territorio.

Stesso discorso, inoltre, è da valutare per la questione artigianale/industriale, perché risulterebbe un po’ difficile che una pasticceria artigianale sia in grado di soddisfare una domanda che si vuole sia di massa, sia da parte di un consumo interno, sia, soprattutto, se si vuole raggiungere una clientela internazionale, la quale, si sa, cerca il panettone tutto l’anno e lo vive come un prodotto italiano, non solo di Milano.
Dunque?

Credo che la doppia presentazione alle quali gli assessori di Milano hanno dato il proprio convinto appoggio, abbia suggerito la soluzione: panettone tutto l’anno per tutti, il marchio di Milano sia ad un prodotto industriale che garantisca una diffusione di massa, sia a prodotti artigianali, magari frutto di una collaborazione di tipo consortile, per fare massa critica o scelta specifica dell’Amministrazione milanese che distingue tra prodotti industriali e artigianali e sa come valorizzarli entrambi.

Aldo Palaoro

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