Pesce, si cambia

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pesceAlla recente presentazione del volume del libro “Lo stato della pesca e dell’acquacoltura nei mari italiani”, pubblicazione promossa dal Ministero delle Politiche Agricole, il ministro Mario Catania ha affermato che sta lavorando per “creare un sistema volontario di tracciabilità totale del pescato che consenta all’operatore di indicarne la zona precisa”.
Una sorta di denominazione necessaria, secondo il ministro, “occorre valorizzare l’origine del prodotto nazionale perché oggi il consumatore non è in grado di identificare se viene pescato nei mari italiani o meno e sarebbe sicuramente disposto a pagare un po’ di più se ne avesse la certezza”. Un sistema, quindi, che andrebbe a remunerare meglio il lavoro del pescatore che, come quello dell’agricoltore, soffre della forbice di prezzo dalla produzione al consumo.
Secondo il ministro bisogna pescare meno e meglio. “Il mare è stato sottoposto a una pressione eccessiva superiore alle reali possibilità delle risorse – ha precisato Catania – ma pochi anni fa si è raggiunta una consapevolezza comune della necessità assoluta di salvaguardare le risorse; tutto ciò implica un grande sacrificio da parte dei nostri pescatori e delle imprese del settore chiamati a limitare la loro attività, che deve essere ripagato con delle risposte adeguate”. Nel corso del convegno si è parlato anche del ruolo dell’allevamento ittico e il presidente dell’Associazione italiana Piscicoltori, Antonio Salvador, ha espresso la sua soddisfazione in merito al riconoscimento del ministro sul ruolo che  “l’acquacoltura svolge anche ai fini di uno sviluppo sostenibile del settore e, di conseguenza, abbia affermato la necessità di sostenere e incrementare l’attività di allevamento, in cui siamo primi in Europa per qualità, alleggerendo quei vincoli che finora le hanno impedito di crescere, a cominciare da quelli per l’avvio di nuovi impianti in mare”.
“Ci auguriamo – ha proseguito – che le nuove norme annunciate dal ministro, previste nel decreto Crescita, vadano in questa direzione”.
Salvador si è soffermato, quindi, sul problema della semplificazione. “L’attività di allevamento – ha spiegato – è assoggettata ad una quantità indescrivibile di obblighi e procedure burocratiche, estremamente impegnativi e costosi, che spesso finiscono per demotivare gli imprenditori; a cominciare dal rinnovo delle concessioni e delle autorizzazioni allo scarico, fino alla questione dei canoni e al problema di utilizzare l’acqua per la produzione di energia. A costo zero si potrebbero fare interventi importanti in questo senso”.

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