Scoppia la gelatomania

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Sembra che il gelato sia l’ultima frontiera dell’imprenditore moderno, più o meno ambizioso, con vena artigiana o cipiglio industriale, fa lo stesso. Insomma se non apri una gelateria non sei nessuno. Queste considerazioni emergono da una fotografia che chiunque, anche con poca attenzione, può fare in questi ultimi mesi a Milano e non solo, nel settore alimentare.

Spuntano gelaterie come funghi dopo un temporale agostano, da semplici luci senza pretese a progetti pomposi con tanto di immancabile ricetta dello star chef di turno e, naturalmente, il “ritorno al pozzetto” quale essenziale dimostrazione di qualità.

Che sta succedendo, sono diventati tutti golosi? Tutti improvvisamente malati di gelato? Non conta più la stagione, l’importante è raccontare che il proprio prodotto è meglio degli altri, il meglismo a volte è peggio del troppismo, infatti, chi da la patente per rassicurare il cliente quale sia il gelato più buono? Forse solo lo stesso cliente, perché oggi le informazioni che un produttore di gelato fornisce sono tali che ci vuole una laurea scientifica per decodificarle e capire se ciò che si sta mangiando è buono e fa bene.

Il criterio non sembra più il gusto personale, ma se un’oculata comunicazione ti dice che quel gelato è fatto con prodotti “di territorio”, non ha additivi chimici, è frutto di studi da far impallidire la NASA, dev’essere per forza buono. Se, poi, non è così? Pazienza, tu consumatore non capisci, tu imprenditore che non hai colto che la gelateria super fighetta sarebbe stata la tua miglior avventura, appunto, non sei nessuno.

Vagando per Milano si ha la netta sensazione che non sarà solo Expo 2015 ad avvolgerci con migliaia di eventi il prossimo anno, ma che moriremo di diabete, o di qualche altra patologia da cibo, per il troppo gelato ingerito.

Non bastano le numerose insegne di Grom che per diverso tempo è stato bacchettato dal bravo Roberto La Pira, ora ogni gelateria che apre in città annuncia che è la prima, o la seconda se arriva da un’altra città, di una lunga serie di negozi. Ecco Amorino, anche caffetteria, che rincorre il più noto e diffuso marchio torinese, Ciacco che nell’affermazione “senz’altro” annuncia la propria missione super naturale, poi Pretto, con quel nome da stireria, con i faccioni di alcuni cuochi che ormai sembra non facciano altro che consigliare su qualsiasi argomento, Cioccolati Italiani che, va da sé, predilige il cibo degli dei declinato in vari gusti, come base per i propri gelati, Rivareno che propone un gelato setoso, Vasa Vasa che porta un po’ di Sicilia nei suoi prodotti, Rigoletto che si è prima diviso e poi moltiplicato, Lato G che all’inizio sembrava avere come caratteristica principale di mettersi a lato di altre insegne di successo, Gelateria dell’Isola, inteso come Sicilia e non quartiere di Milano, Artico, passione per i gusti al cioccolato, che non solo triplica i propri punti, ma fa da trainer ad altri nuovi artigiani sulla scena meneghina, vedi Latteneve, Sorbetteria Castiglione dal buon modello bolognese. Non è finita, qualcuno lo dimentichiamo senz’altro, son troppi, anzi, già si preannunciano discese in campo già strombazzate dagli uffici stampa di più o meno noti gelatai di altre città che vedono Milano come la terra promessa.

Tutto sommato non è un male, la concorrenza è sempre salutare, tuttavia, al momento, se devo dare il mio parere, le performance migliori in città le fanno ancora i negozi d’autore, singoli, dove, sopra tutti pongo Gelato Giusto di Vittoria Bortolazzo, ma dove corre l’obbligo di citare altre insegne nuove o vecchie che, senza clamore, deliziano i milanesi che cercano nel gelato un rassicurante conforto: Marghera, un’istituzione, le storiche Gelateria Umberto, Paganelli, Sartori e Toldo, che a differenza delle altre, ha saputo anche rinnovarsi, il dignitosissimo Schocolat che ha cambiato leggermente nome forse per qualche intoppo legale, la, per me sopravvalutata, Gelateria della Musica, il periferico, ma molto buono Misciolgo, il ricercato Gelato Ecologico che forse ha perso un po’ di smalto rispetto al passato, il Massimo del Gelato, apprezzato per frutta e declinazione del cioccolato, Ciribiciaccola, simpatica e gustosa, Naninà, frutto della fresca passione di due imprenditrici, Frutteto Viel, per godersi la frutta, originale in via Sciesa, Oscar del Gelato, da provare per le creme, Gelateria54 vecchia concezione, buoni risultati, Officine del Gelato, Gelaterie Milanesi, accomunate dalla ricerca di un arredo minimalista, Riseri, conosciuta oltre il proprio quartiere per granite fuori dall’ordinario, Solferino piccola fresca luce golosa, ma non mancano le incursioni cittadine in eventi straordinari come il Mercato della Terra di gelaterie di provincia, come Cool di Concorezzo. Mi fermo, prima di lasciare la tastiera ed uscire ad aprire una gelateria anch’io. In conclusione, stiamo esagerando? Come per l’esagerato sviluppo edilizio, anche le gelaterie, moltiplicandosi, sembrano attendere un’invasione di extraterrestri? Fortunatamente sono i clienti a decidere e a premiare, la selezione naturale farà il resto ed il gusto Puffo lo si trova ancora.

Aldo Palaoro

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