Tutto tace a Monaco sul “broccoli case”

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epo-brevetti-agroalimentariLa notizia è di quelle che lasciano una coda di reazioni. Dopo un iter di nove anni, l’Epo, l’Ufficio Europeo dei Brevetti con sede a Monaco di Baviera, ieri si sarebbe dovuto pronunciare definitivamente sul cosiddetto “broccoli – case”. Tutto inizia nel  2002 quando la società inglese Plant Bioscience chiede e ottiene il brevetto per la coltivazione dei broccoli: attenzione, broccoli naturali, ottenuti da coltivazioni convenzionali. La Sygenta, multinazionale svizzera, grida allo scandalo e fa ricorso, probabilmente indignata per non averci pensato per prima, ma tale ricorso è stato ritirato qualche giorno fa, forse, vien da pensare, per non innescare un meccanismo autodistruttivo visto che, nel frattempo, la stessa Sygenta sta cercando di ottenere il brevetto del riso.
“Autorizzare l’appartenenza di prodotti alimentari naturali a delle imprese potrebbe far crescere l’impatto sul reddito del 10%” afferma Carlo Pilieri, Presidente dell’Adoc, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori. Oggi è il broccolo, ma a novembre sarà la volta del pomodoro, e poi patate, meloni, carne… oggetti d’interesse di colossi come Monsanto, Dupont, Bayer e Basf: si assisterebbe quindi, nel medio termine, ad un significativo aumento dei costi per i produttori, costretti a pagare una royalty al detentore del tal brevetto, e quindi di conseguenza per i consumatori.
Ma ieri tutto è taciuto in quel di Monaco, almeno negli uffici dell’Epo, mentre  fuori a manifestare c’erano svariate associazioni internazionali, compresi rappresentanti italiani della campagna “Sblocchiamoli: cibo, salute e saperi senza brevetti”, forti della condivisibile indignazione per una normativa che sta affidando a multinazionali la paternità di prodotti “inventati”, al massimo, da Madre Natura, ma soprattutto forti del fatto che le decisioni dell’Epo sarebbero in netto contrasto con la Convenzione Europea dei Brevetti.
Eppure solo l’anno scorso sono stati concessi più di 200 brevetti per specie vegetali, sia Ogm che convenzionali. Incredulità e indignazione, ma anche il rischio di scivolare pericolosamente nell’impotenza, se l’Adoc è l’unica associazione italiana che sta facendo sentire la propria voce. Forse perché si tende sempre a pensare che a “noi” non tocchi mai, o forse per ragioni meno filosofiche e molto più di convenienza?

Alessandra Locatelli

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