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Jeremy Chan, il nuovo talento della gastronomia internazionale

Con quei tratti somatici così particolari e distintivi, ereditati dal padre cinese e dalla madre canadese, Jeremy Chan può considerarsi il Keanu Revees della gastronomia internazionale.

Il 31enne chef dell’ Ikoyi di Londra è, infatti, uno dei volti emergenti della ristorazione internazionale  in rapida ascesa e che a poco più di un anno dall’ apertura – nel 2017- ha conquistato una Stella Michelin grazie ad una personalità forgiata dall’ esperienze che lo hanno visto vivere in vari Paesi del mondo –Hong Kong, Canada, USA, Inghilterra-  e una cucina estemporanea improntata su alimenti nigeriani ma che ha lo scopo di abbracciare le eccellenze del mondo e di interpretarli in maniera personale, come ci racconterà in questa intervista che ci ha rilasciato dopo l’ intervento dal palco di Identità Golose 2019.

Al nostro incontro Jeremy Chan ci lascia piacevolmente sorpresi perché parla benissimo l’ italiano.

Jeremy, come mai parli italiano?

“Parlo sette lingue e a 18 anni ho deciso di imparare anche l’ italiano perché è un Paese che mi piace molto”.

Come sei diventato cuoco?

“Ho studiato filosofia e dopo ho trovato lavoro come analista in banca ma trovavo quella vita molto noiosa. A 24 anni ho iniziato a guardare alla cucina come un’ opportunità: ho iniziato fare esperienze diverse in ristoranti piccoli e di vario genere; poi è arrivato lo stage di tre mesi al Noma ma non mi piaceva il fatto che ci volessero almeno 3-4 anni di esperienza in giro per i ristoranti per poter dire di saper cucinare e aprire un proprio locale. Per me la gastronomia è l’ opportunità di far interagire intelletto e creatività e io ho sempre desiderato fare la mia cucina personale che non assomigliasse a quella degli altri”.

La tua scelta di adoperare ingredienti nigeriani ha incuriosito molto gli operatori del settore e la critica gastronomica: perché questa scelta?

“E’ stato il mio amico e socio nigeriano Ire Hassan-Odukale a farmi conoscere questi alimenti: io ho scelto di utilizzarli ma senza assorbire la cultura nigeriana. Nella mia cucina il riso, la tapioca, le patate, le farine nigeriane, il platano e il peperoncino assumono un utilizzo nuovo. Sono stato in Nigeria solo una volta per due giorni ma al ritorno a Londra mi sono documentato tantissimo sull’ Africa”.

Come sono stati gli esordi?

“All’ inizio non è stato facile far capire la mia filosofia ma io sono sempre fedele alle mie idee e seguo la mia visione. Oggi il nostro ristorante ha 40 coperti, siamo una squadra di 16 persone di cui cinque impiegate in cucina e ci sentiamo una piccola famiglia. Per fortuna Londra è una città multietnica e ha un mercato globale in cui è facile reperire gli alimenti di paesi diversi”.

Come nascono i tuoi piatti?

“Il mio background multiculturale influisce sulla mia cucina e mi aiuta a realizzarla con un pensiero aperto. Faccio molta ricerca in biblioteca, elaboro un pensiero e lo realizzo in maniera estemporanea. Io non provo mai le mie creazioni e le servo subito senza ragionare troppo: questo modo di fare mi tanta energia anche se non è sempre facile inserire le proprie idee nella testa degli altri. Uso le fermentazioni  per ottenere un effetto aspro e conservare gli ingredienti; ci tengo molto alla consistenza delle salse. Per quello che riguarda l’ estetica mi piace la semplicità: sono umile e non cerco di fare cose appariscenti, mentre il sapore deve farti pensare “delicious!”: la mia responsabilità è questa”.

Parli molto bene l’ Italiano: cosa pensi invece degli ingredienti italiani?

“Io utilizzo tanto gli alimenti italiani anche se voi fate fatica a riconoscerli nella mia cucina. Sono stato a Napoli e mi sono innamorato sia della città che del pomodoro napoletano: non capisco perché tante persone in Italia non amano Napoli. Oltre al pomodoro uso molto anche zucchine, melenzane, broccolo ligure e fave”.

rana pescatrice, banga e asaro agli agrumi

Cosa pensi della ristorazione internazionale in questo momento?

“Non mi piacciono molto le tendenze di questo momento; anche Londra è un po’ troppo noiosa e commerciale. Per mantenere viva l’ ispirazione viaggio molto”.

 

Manuela Di Luccio

 

Ikoyi

1, St James’s Market

SW1Y4AH – Londra

Tel: +44 (0)20 35834660

ikoyilondon.com

 

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