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Daniela Cicioni: “Avvicinatevi alla dieta vegan senza etichette”

L’ alimentazione vegana in Italia conta 1.800.000 persone che hanno abbracciato questo stile di vita improntato su scelte etiche, prima ancora che salutistiche.

Con la diffusione di questa filosofia del cibo, si sono diffusi anche tanti generi alimentari di natura vegetale che fino a pochi anni fa non trovavano ampio utilizzo: tuberi, germogli, radici, semi oleosi, derivati della soia e dei cereali.

Per capire meglio questo genere di nutrizione abbiamo incontrato Daniela Cicioni che è intervenuta sul palco di Identità Golose a Milano parlando dei semi oleosi e del loro utilizzo. Daniela Cicioni è ambasciatrice della cucina vegan/crudista a cui si dedica da circa 20 anni passando dall’ esecuzione alla formazione alla ricerca: a lei, infatti, si deve in parte l’ ingresso della cucina vegana nell’ olimpo dell’ alta ristorazione. Impegnata nella ricerca, Daniela ha prodotto anche “Cicioni” il formaggio bio e veggie che nasce dalla frutta secca fermentata che è stato apprezzato anche dagli intolleranti al lattosio.

Daniela oggi la cucina vegana è diffusa ma 20 anni fa sei stata fra i primi cuochi ad abbracciare questa filosofia di cucina: quando e perché hai compiuto questa scelta?

“Già intorno ai 14 anni avevo pensato di alimentarmi diversamente per motivi legati sia all’ etica che alla salute, ma all’ epoca ero troppo giovane per fare determinate scelte. Dopo la laurea in Architettura, nel 2004, mi sono iscritta ad un corso di cucina di un’ associazione milanese, La Sana Gola, dove ho iniziato ad approfondire la cucina vegana. Il primo lavoro l’ ho trovato al Centro Botanico, sempre a Milano, dove ho lavorato fino al 2012; all’ epoca le realtà legate al mondo vegan erano davvero poche e molto piccole mentre adesso finalmente questo genere sta trovando un suo mercato”.

Insalata di riso in tre colori

Quindi le opportunità in questo settore non erano tantissime: tu come hai costruito la tua professione?

“Con il tempo mi sono concentrata sulla cucina crudista ed è stato come ricominciare daccapo: mi sono concentrata sulla fermentazione, la germinazione e la produzione di formaggi fatti in casa. I formaggi, in particolare, li trovo molto utili per insaporire, da utilizzare nei timballi o come ripieni per le farciture. Oggi sono focalizzata sui semi oleosi. Dopo essere passata per alcune cucine impostate sulla dietaa veg ho scelto di essere una libera professionista: mi occupo di formazione, consulenza per azienda e cuoca crudista-vegana”.

Giardino fiorito

Se dovessi consigliare la cucina vegana, come la spiegheresti?

“Vorrei che fosse scelta un po’ da tutti e che ci si possa avvicinare a questo tipo di alimentazione con curiosità e senza etichette. La cucina vegana fa bene al corpo ed aiuta a vivacizzare una cucina piatta. Inoltre, tecniche come la fermentazioni trovano radici lontane, tanto che possiamo considerarla una tecnica tradizionale”.

Torta crudista di mele

Il veganismo in alcuni momenti è sembrato un vero e proprio movimento più improntato su un modo di pensare piuttosto che su uno stile culinario e non sono mancate le critiche ad alcuni suoi rappresentanti per posizioni nette al limite dell’ estremismo: tu cosa ne pensi?

“Non mi riconosco in alcun atteggiamento che sia aggressivo. A volte chi urla più forte si sente di più ma non sono loro i nostri rappresentanti”.

 

Manuela Di Luccio

 

www.danielacicioni.it

 

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