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BaccoFurore Hostaria : davvero una bella promessa di felicità

Photo: Andrea Di Lorenzo ( www.andreadilorenzo.it ) per Cibando

Esiste una ricetta per contribuire al buon ricordo di un’esperienza nella testa di una persona?
Una ricetta precisa no, ma se si parte dall’analizzare quali siano le fasi che  attraversa chi si appresta a fare un viaggio -breve o lungo che sia, in realtà sempre più breve -, allora si può essere più consapevoli di certe esigenze e più orientati nel contribuirvi.
Ma quante sono le fasi del viaggio che Raffaele Ferraioli fine pensatore prima, poi uomo d’azione in quanto patron dell’ Hostaria e Hotel Bacco in quel di Furore (SA) e, fino a poco tempo fa, sindaco dello stesso piccolo e particolarissimo comune, ha individuato?
Le fasi del viaggio sono tre: la prima è quella del sogno (come uno se lo immagina), la seconda è quella della fruizione che deve essere coerente, interattiva e partecipata perché il turista non vuole essere isolato ma vuole capire, partecipare al luogo. Ha bisogno di racconto per comprendere il territorio e  le sue caratteristiche. La terza e ultima fase è quella del rientro e del ricordo. Riuscire a lasciare nel cliente il buon ricordo significa che questi, per il suo piacere, lo diffonde nella sua cerchia sociale cioè ha bisogno di raccontarlo. E così diventa una risorsa gratuita di promozione.

Il Fiordo di Furore

Bisogna lavorare per la soddisfazione dell’ospite quindi sapere cogliere i bisogni, avere piccole attenzioni, capirne gli interessi. “Il ricordo buono può essere costruito a tavola, ed è uno dei momenti più importanti, ma anche attraverso esperienze di turismo emozionale” specifica Raffaele.
A tutti questi aspetti, a vario titolo, ha messo mano nel corso del tempo attraverso i diversi ruoli che ha rivestito, partendo dal considerare, come ha bene espresso Amintore Fanfani quando era presidente del consiglio, che “il sud potrebbe vivere vendendo rosmarino” di cui questa terra è ricca, per dire che vanta una gamma di prodotti ( fra cui il pomodorini del Piennolo, i prodotti dei monti Lattari come il fiordilatte e il provolone del monaco, le acciughe e la colatura di acciughe di Cetara, i vini di Marisa Cuomo…) di grande pregio che deve solo valorizzare. In questo senso Raffaele Ferraioli si è fatto propulsore nel suo ristorante e pure è intervenuto con azioni mirate (ideatore di patti territoriali per l’agricoltura, presidente della Comunità montana amalfitana, coordinatore regionale delle Città del vino).

Raffaele Ferraioli e la moglie Erminia

E in quel luogo, Furore, spalmato di case disseminate qua e là sui costoni rocciosi e per questo e altri motivi soprannominato “il paese che non c’è”, il suo impegno è stato quello di creare una sorta collante, un senso di comunità da un lato e dall’altro contribuire a una maggiore attrattività con offerte turistiche emozionali. Fra queste si annoverano il campionato mondiale di tuffo da grandi altezze dal ponte sopra il Fiordo (30mt), lo zip line una sorta di  volo dell’angelo – da lui voluto – attraverso la gola del Fiordo, il simposio artistico “Muri in cerca d’autore” per arricchire la galleria d’arte en plein air sui muri delle case (Raffaele è co-fondatore dell’associazione italiana Paesi dipinti).

Volo dell’angelo a Furore

“Rifarei tutto quello che ho fatto, magari sforzandomi di farlo meglio!” riflette Raffaele alla domanda su come si comporterebbe, dovendo riavvolgere il nastro. Parla un uomo che, a ben pensare, con il suo modo di agire ha sublimato le intenzioni dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, associazione di cui fa parte, semplicemente agendo instancabilmente per la conoscenza e la crescita del suo territorio.
L’Hostaria Bacco – che ha la sua sede nell’omonimo hotel boutique con la sua visuale mozzafiato sul mare – ed è sicuramente il vero motivo per cui si decide di salire ai limiti dell’altura, viene scelta per il “clima amichevole che è – come dice Raffaele – per la negazione di due F (vale a dire finzione e frastuono) e l’affermazione di  due S (sapori e silenzio). Sedersi a tavola è un momento di ricerca della felicità. Il più grande peccato – dice- è reprimere e autoreprimersi”.
Quella dell’Hostaria di Bacco è cucina genuina che ha due padroni, il territorio e la stagione, battezzata come “cucina della volpe pescatrice” perché coniuga sapori di terra con sapori di mare (come totani e patate) e si tiene ancorata a piatti semplici rispetto a una più generale tendenza a sofisticare e dimenticare quello che siamo.

Terrazza di Bacco

Da una vita Erminia, moglie di Raffaele, è la regina dei fornelli. La sua vocazione si è tutta disvelata lì, fra quelle quattro mura, dove ha tenuto saldamente il controllo della situazione, garantendo quella continuità di presenza che ha fatto da contraltare agli impegni del marito. Attenta a tutto e tutti, al suo occhio non è mai sfuggito nulla e ai suoi dipendenti ha sempre riservato le migliori attenzioni, cucinando per loro  – a seconda delle loro esigenze e necessità – nello stesso modo che per gli ospiti. È una donna che c’è per tutti: prima di tredici fratelli è un riferimento anche per tutti loro.
Ecco che in un ristorante di solida tradizione,  sito in un comune di 800 abitanti, troviamo applicata quella gentilezza anche verso chi lavora in quella cucina.
Il figlio Domenico, nato in cucina (ricorda che quando era piccino dormiva lì mentre la mamma completava il lavoro) è cresciuto respirando quell’ambiente e non ha tardato a trovare la sua strada nella sala, che ora dirige con un dinamismo e una professionalità che gli fanno onore.
La moglie di lui, Imma – con cui ha avuto tre figli – lei pure è in attività: si occupa di contabilità, gestione, acquisti.

Domenico Ferraioli e sua moglie Imma

Donne, lei ed Erminia, che sembrano in secondo piano quanto a visibilità ma fondamentali per l’equilibrio del mestiere. Ci viene spontaneo chiedere a Imma se questo stare un passo indietro sia motivo di serenità o meno. Lei precisa subito di non voler nemmeno lontanamente essere messa sullo stesso piano della suocera che “si è sacrificata completamente e per una vita intera in cucina”.
 La indica come la colonna portante dell’Hostaria di Bacco, riconoscendo allo suocero Raffaele – personaggio pubblico – la capacità di far conoscere questo locale che bisogna voler raggiungere appositamente.
Quanto a se stessa, Imma, dice di essere consapevole dell’importanza del suo ruolo e poi confessa che il marito è molto riconoscente e non perde occasione per gratificarla.
Fra tutti coloro che sono transitati negli anni dall’Hostaria di Bacco, c’è una coppia indimenticabile del mondo del cinema. Correva l’anno 1948 quando fra Anna Magnani e Roberto Rossellini è scoppiata una tumultuosa storia d’amore che ha appassionato l’opinione pubblica.
Erano giusto a Furore per girare  al Fiordo Il miracolo, secondo episodio del film L’Amore e non era infrequente che salissero in paese per cenare da Bacco.
Anna era solita ordinare i “ferrazzuoli ai pomodorini al piennolo” di Donna Letizia (suocera di Erminia), che da allora sono diventati i “ferrazzuoli alla Nannarella“, in suo onore. L’arrivare a 90 anni di attività, tanti ne compie quest’anno Bacco, oggi come oggi è un traguardo di per sé stesso, tuttavia il “quanto li si è riempiti quegli anni”, quindi il loro peso specifico, dipende dall’entità delle cose fatte, meglio dalla visione. “Venite qui a Furore, nel paese che non c’è”. Davvero una bella promessa di felicità!

Simona Vitali

Baccofurore Hostaria
Via Giambattista Lama, 9
84010 Furore (SA)
Tel. 089 830360
www.baccofurore.it



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