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È indispensabile inserire il codice Ateco dei distributori foodservice tra i destinatari dei provvedimenti

“Alla vigilia dei nuovi provvedimenti di restrizione, riscontriamo purtroppo la mancanza del settore del food service tra i codici Ateco destinatari delle misure di ristoro. Una omissione grave che non tutela un comparto direttamente collegato alla ristorazione e volano della diffusione della tipicità dei prodotti Made in italy”. Così Maurizio Danese, presidente GH, commenta l’appello contenuto in una lettera inviata ieri al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dalle imprese associate alla compagine, in cui si chiede l’inserimento “del codice Ateco della categoria (46.3) tra i destinatari dei provvedimenti di aiuto attualmente al vaglio, prevedendo la misura massima di ristoro senza limite dei 150mila euro”.
“Le aziende italiane del food service, che operano nella filiera alimentare per il settore horeca, – si legge nella lettera – sono tra quelle più colpite dalla contrazione dei consumi indotti dall’attuale emergenza e dalle recenti limitazioni di orario dell’attività dell’intero settore, con un crollo verticale di fatturato che in alcuni casi raggiunge il 90%”.
GH-Grossisti Horeca rappresenta 88 aziende con 105 punti logistici in Italia per un fatturato di 1,9 miliardi di euro e oltre 6100 addetti. Tra queste il gruppo Cateringross con le sue 40 aziende, di cui è presidente Carmelo Nigro che aveva già inviato, il 29 ottobre, una lettera al Presidente del Consiglio per chiedere l’inserimento del codice Ateco della categoria per accedere ai provvedimenti di aiuto.
“Le ultime misure che stabiliscono la suddivisione in fasce regionali di rischio ci fanno ripiombare nel periodo drammatico della scorsa primavera – afferma Carmelo Nigro – dove i fatturati del nostro settore erano crollati del 90% senza aiuti oltre alla cassa integrazione. Un intero comparto economico rischia di non farcela più e, come presidente del primo gruppo cooperativo italiano del settore, ho l’obbligo di mettere in risalto una preoccupazione che coinvolge migliaia di famiglie che vivono di questo lavoro. Siamo parte attiva dell’associazione GH-Grossisti Horeca e vogliamo ribadire ancora una volta che ogni misura che difende la salute dei cittadini è necessaria ma altrettanto indispensabile è il sostegno alle categorie colpite e non aiutate a far fronte al disastro economico e sociale, pertanto rafforziamo la richiesta di riconoscere il nostro codice Ateco 46.3 tra quelli inseriti nei provvedimenti del governo. La pandemia, purtroppo, non si risolverà in poche settimane e la chiusura dei ristoranti sarà un dramma per i gestori e per tutta la filiera collegata e non riconosciuta”.

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