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Firma il Manifesto per le cucine ospitali

Ospitalia è un’associazione fondata da Federico Samaden, dirigente scolastico dell’Alberghiero Trentino, che vuole portare l’attenzione sui temi dell’ospitalità come bellezza e bene comune.
Noi di sala&cucina abbiamo immediatamente aderito al suo progetto, insieme ad altri illustri nomi della bellezza italiana: il FAI, Oasi Zegna, Altagamma, Fondazione Bellezza per citarne alcuni.
Da questa partnership, insieme ad altri progetti descritti in questo numero della rivista, è nata una riflessione sulle cucine dei ristoranti come luoghi educanti per le migliaia di giovani che vogliono scegliere questa professione, ma ad una condizione: si smetta quel tono e quell’atteggiamento militaresco che si sostituisce, ancora troppo spesso, all’autorevolezza nell’insegnare.
In ogni parte del mondo, oggi, il capitale umano è considerato una risorsa preziosa, tranne che nel caporalato in agricoltura ma anche per questo si stanno prendendo provvedimenti. Perché, ci siamo chiesti, non può essere così anche nelle cucine di luoghi che svolgono, per gli ospiti, una funzione di benessere?
Perché quell’orribile “Si, chef”, esaltato da programmi televisivi che annullano l’umanità nei rapporti interpersonali, non deve essere bandito, insieme a tutto il gergo e gli atteggiamenti da caserma che, purtroppo, ancora oggi esistono nelle cucine? E perché non si può dire basta al lavoro nero e agli orari assurdi e allo sfruttamento dei ragazzi in stage? In Europa lo fanno, perché in Italia non si dovrebbe potere?
Nasce da qui il primo Manifesto per le cucine ospitali che lancia Ospitalia insieme a sala&cucina, e che sarà il primo passo di una campagna nazionale durante la quale inviteremo chef e ristoratori a sottoscriverne i contenuti.
Vogliamo rendere le cucine luoghi di benessere, dove si lavora duro ma con il rispetto delle persone.

Il Manifesto per le cucine ospitali

  1. I luoghi di lavoro sono grandi laboratori per la crescita dei giovani, per questo le cucine devono essere “educanti”
  2. La ospitalità non è un fatto tecnico, ma un approccio alla vita, alla relazione con gli altri.
  3. Non ci può essere lavoro ben fatto senza dignità di chi lo compie, quindi non ci può essere lavoro nero nelle cucine ospitali
  4. Nelle cucine ospitali ogni dipendente verrà trattato con educazione e rispetto
  5. Nelle cucine ospitali tutti si impegneranno con serietà e rispetto, perché solo un grande lavoro di squadra porta alla qualità del risultato
  6. Lo chef si impegna a spiegare al personale di cucina le scelte che lo portano a utilizzare determinate materie prime, come ulteriore elemento di insegnamento
  7. I giovani stagisti che entreranno nelle cucine ospitali saranno seguiti con attenzione e cura, nel rispetto della loro condizione di studenti in apprendimento
  8. Ogni cucina ospitale dovrà essere un luogo di educazione e i rapporti dovranno essere contraddistinti da un profondo rispetto reciproco, senza prevaricazioni e linguaggi violenti
  9. Ognuno dovrà svolgere al meglio delle proprie capacità, senza risparmiarsi, il proprio compito, rispettando lo chef e eseguendo quanto da lui indicato
  10. Ognuno, anche in cucina, dovrà vivere l’orgoglio di essere in un luogo ospitale e di valorizzazione del territorio

Questi sono i punti del Manifesto, pochi ma importanti per un cambiamento epocale nel modo di gestire le cucine, per farle diventare anch’esse, al pari della sala, ambienti dove la gentilezza e l’ospitalità diventano fondamentali per comporre un ambiente unico per il benessere delle persone: ospiti e lavoratori.

Del resto Robert Kennedy lo diceva già nel lontano 1968 parlando del Pil che “misura tutto, eccetto quello che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. La bellezza, l’educazione.
Firmate dunque!

https://www.change.org/p/scuole-cucine-ospitali-rendiamo-le-cucine-d-italia-dei-grandi-laboratori-di-ospitalità

Luigi Franchi

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