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Furore. paese dipinto, conquista e affascina, seduce ed emoziona

Erano i giorni dell’arcobaleno… Correvano i primi anni Ottanta e a Furore cominciavano a essere d’autore alcuni muri fra i tanti che costituiscono il paese verticale. Giunse da Parma, ospite gradita, per partecipare a una delle prime edizioni dell’evento  Muri in cerca d’Autore, Katia Salvini, giornalista di grande talento della Gazzetta di Parma e fu incantamento a prima vista. Il suo regalo più grande al “Paese che non c’è”, da lei ribattezzato “la mia Itaca”, fu il logo commerciale da lei ideato:  un arcobaleno con scritta “Furore paese dipinto”.  Il pittore mantovano Franco Mora, presente quell’anno alla nostra rassegna lo riprodusse subito su un muro di una nostra casa dove tuttora campeggia. Ma quel che più conta questo simbolo  in tutti questi anni ha caratterizzato con successo il nostro branding.
Ma torniamo ai murales. Furono i tre fratelli Mazzella, Rosario ed Elio pittori, Luigi scultore, napoletani, a realizzare le prime tre opere e a far partire, così, l’iniziativa che potè avvalersi fin dall’inizio della consulenza preziosa  di Nino  D’Antonio, giornalista, scrittore, cittadino onorario di Furore e suo più grande sostenitore.

L’idea di realizzare queste decorazioni parietali era emersa durante uno delle nostre chiacchierate davanti al camino. Partimmo dalla considerazione che Furore, a causa del suo abitato a case sparse, quasi si nascondeva al turista, non appariva, non si mostrava.  L’ubicazione in un territorio come quello amalfitano, ad altissima concorrenza, imponeva e tuttora impone, l’esigenza di uscire dall’anonimato,  presentarsi, raccontarsi. Occorreva  narrare,  anche al viandante più distratto, la storia e le  storie (cunti, aneddoti, leggende) della Terra Furoris.

Questa intuizione quanto mai felice, avviata con grande entusiasmo, nonostante la totale indisponibilità di adeguate risorse finanziarie, portò, nel giro di pochi anni questo nostro paese all’attenzione del mondo intero.

Ai fratelli Mazzella seguirono numerosi altri artisti, provenienti da tutta Italia e dall’estero: il siciliano Salvo Caramagno, il pittore poeta Antonello Leone, la scultrice comasca Carla Crosio, l’artista messicano Marc Lopez Bernal, Carla Viparelli da Napoli, il mantovano Silvano Peruzzi , il polacco Christian Wotrowa, lo scultore ischitano Raffaele Di Meglio,  Pippo Borrello da Verona, Goffredo Godi, il tedesco Fritz Gilow, la brasiliana Klenia Sanches. Carlo Fayer, Silvano Peruzzi, Antonio Oliveri del Castillo e via via tutti gli altri. Oggi se ne contano circa cento, tutti di buon livello.

Venivano volontariamente, operavano a titolo gratuito e venivano ospitati presso l’Hostaria di Bacco,  per tutto il periodo della loro performance che durava in media un paio di settimane.

Nel Maggio del 1994 , come da  accordi presi appena qualche mese  prima alla BIT di Milano fra me e il dottor Ernesto Redaelli presidente dell’EPT del Varesotto viene costituita l’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti, previa intesa tra me e il Presidente dell’Azienda di Promozione Turistica del  Varesotto, affidataria della gestione dei murales di Arcumeggia, una frazione montana  del Comune di Marchirolo. Assume la presidenza per i primi cinque anni l’amico Redaelli e per il successivo quinquennio il sottoscritto.

Presto aderiscono alla nostra associazione una trentina di Comuni disseminati in tutta Italia fra i quali  ricordiamo Etroubles in   Val d’Aosta, Torre Canavese, Bagnasco, Mortiglienco in Piemonte;  Riomaggiore, Valloria di Prelà in Liguria; Olona,  Albaredo in Lombardia; Dozza, Argenta e Alfonsine in Romagna; Cibiana di Cadore nel Veneto; Calvi dell’Umbria;  Cervara di Roma; Frasso Telesino, Lauro di Nola, in Campania: Diamante e Fuscaldo in Calabria; Orgosolo e San Sperate in Sardegna.

Grande fu l’entusiasmo, soprattutto in fase iniziale e l’ASSIPAD divenne una delle reti più apprezzate suscitando l’interesse di tutte le istituzioni. Riuscimmo a realizzare  varie iniziative di promozione e di marketing turistico: pubblicazione di materiale pubblicitario, conferenze stampa, partecipazione a borse, mostre ed esposizioni, sia in Italia che all’estero.

Nonostante tutti gli sforzi fatti e gli importanti obbiettivi colti, dovemmo prendere atto che l’interesse dei Comuni andava affievolendosi di anno in anno, fino a spegnersi. La scarsezza dei fondi non incoraggiò la pur apprezzata iniziativa che, comunque, meriterebbe di essere riproposta per continuare a produrre quei benefici già sperimentati nel periodo di piena operatività ed efficienza.

Il problema più assillante per i Paesi Dipinti già  in possesso di murales è quello della manutenzione. Bisogna, fra l’altro sciogliere in primis un interrogativo che riguarda tutti: restaurare o rifare queste opere? Restaurare correttamente è più complicato soprattutto per la progressiva scomparsa degli autori. Cancellare e rifare significa, invece, riconoscere il carattere effimero di queste decorazioni. Non sempre ci troviamo di fronte a vere e proprie opere d’arte. D’altronde esse sono nate fin dall’inizio con scarse pretese artistiche, ma con una funzione ben precisa. Siqueiros, Rivera e Orozco, i  primi profeti del muralismo, hanno conferito alle loro opere il carattere di  strumento di denuncia sociale. E questa funzione dovrebbero continuare a svolgere.

I murales di Furore hanno contribuito in modo determinante a ricostruire e far conoscere la storia del paese, entrando nella coscienza della gente. Ne hanno promosso l’identità, fino a pochi decenni fa pressoché inespressa.

Questa grande galleria d’arte a cielo aperto, con le sue diverse espressioni è, ormai diventata parte integrante della vita dei Furoresi e queste opere hanno dato forma e immagine ai cunti, alle leggende, alle storie e alla storia della Terra Furoris. Alcune di esse sono intrise di fantasia, altre di ironia, di emozione, di commozione. Ma il confine fra il vero e l’immaginario resta labile. C’è chi dice che il vero annoia e il verosimile affascina. Un fatto è certo: chi osserva queste pitture e queste sculture viene, comunque, conquistato, coinvolto, spinto in un mondo onirico dove la distinzione tra il reale e l’irreale resta impossibile quanto inutile.

Un panorama che reca in primo piano una scultura svettante; una casa con la facciata affrescata; colori che sfumano nell’azzurro del cielo e del mare. Furore. paese dipinto, conquista e affascina, seduce ed emoziona.

Raffaele Ferraioli

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