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Il tempo e la memoria

Una cosa, questa pandemia, l’ha fatta emergere con prepotenza: l’utilizzo del digitale, la sua importanza nella vita e per le vite di tutti noi. Senza il digitale, senza la velocità data alle notizie che solo il digitale può dare gli interventi di controllo del Covid-19 non sarebbero stati così efficaci e, oggi, i morti, gli ammalati gravi, sarebbero stati molti di più: i 50 milioni di morti della Spagnola del 1918, in assenza di strumenti veloci di comunicazione, sono lì a ricordarcelo. Con il Covid-19 auguriamoci che non si raggiunga quella cifra spaventosa!
In misura meno grave il digitale ci ha fatto scoprire velocemente, in soli tre mesi, che si può lavorare da casa, che si può insegnare e studiare a distanza, da remoto come si usa dire. Aspetti che varranno molto nei prossimi anni, nella ridefinizione dei rapporti di lavoro che si dovranno basare sulla fiducia anziché sul controllo. Una conquista per l’uomo, la fiducia! O meglio, una ri-conquista; rapportarsi tra le persone in un clima di fiducia è insito negli esseri umani fino a quando le società prosperano, sono aperte al progresso.
Prima del Covid-19 la nostra società non era esattamente in quella condizione. Un’economia debole, un paese culturalmente povero e insicuro che è stato fermato da qualcosa di più grande.
Oggi quel Paese, agli occhi del mondo, è uno di quelli dove si è combattuta meglio questa battaglia contro l’invisibile. Altri Stati hanno imparato da noi le regole di questo gioco maledetto.
Mai come in questi mesi si è parlato bene dell’Italia, degli italiani. Mai, come in questo periodo, si è ammirata la bellezza del nostro Paese, la cosa che ci rende orgogliosi rispetto a tutto il resto del mondo. Mai, come nei prossimi mesi, l’Italia avrà tanti soldi per aiutare gli italiani. Di tutto questo dovremo tenere memoria.
E qui entra in gioco la parte negativa di questa era digitale: la memoria! Un sostantivo femminile a cui la Treccani dedica uno dei più lunghi lemmi del suo dizionario. Perché la memoria ha mille sfaccettature: orale, sensoriale, affettiva, lenitiva, a breve o a lungo termine, di ferro, lenta, labile, cara, gradita e via di questo passo.
Digitale! La memoria digitale, quella apparentemente eterna, facile da recuperare (basta un clic sul computer) eppure così labile da cancellare ogni emozione, ogni ricordo reale, ogni gesto che quel ricordo può farci compiere.
Pensavo a questo nei giorni successivi al lockdown, quando improvvisamente dalle nostre menti è scomparso, in parte, in buona parte, il pericolo che questo piccolo invisibile oggetto, il virus, può ancora causare. La primavera ne ha preso, nelle nostre menti, il sopravvento spingendoci fuori, tutti al mare a mostrare chiappe chiare veniva da cantare. Oppure, tanto ci pensa il computer a ricordare, ma un computer non sa cosa significheranno i prossimi anni per milioni di noi, di persone: negli USA già 38 milioni di disoccupati, in Africa il pericolo deve ancora arrivare e saranno problemi molto seri, in Italia forse capiremo l’importanza di una società basata ancora sul welfare, che sa aiutarsi nei periodi duri, ma le conseguenze di questa vicenda si devono ancora far sentire in tutta la loro portata e gravità. Ecco, dunque, che la memoria riveste estrema importanza, memoria dentro di noi, fatta di riflessione, di pensiero, di lettura per non dimenticare troppo facilmente.
Cosa c’entrano questi discorsi su un sito che parla di ristorazione, quindi di qualcosa di leggero, vi chiederete?
Perché anche da qui, da un modo diverso di fare ristorazione passerà il cambiamento! Si è scritto tanto, forse troppo, della crisi in cui ha versato e verserà il settore, sono state fatte migliaia di ricerche che, però, hanno tenuto poco conto della cosa più importante: dell’incertezza e dell’insicurezza, i due elementi più potenti causati dal Covid-19. Da questi elementi bisogna trarre un insegnamento: ripartire da zero! Facendo leva, però, sulla memoria che ci fa ricordare che l’ospite è il bene più prezioso che un ristorante ha.

Luigi Franchi

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