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La cucina di territorio? Al Tirabusciò di Bibbiena

È proprio vero che il menu rappresenta l’identità di un ristorante. Leggendolo, in formato digitale come in questo periodo o sfogliandolo a mano, capita, a volte, di avere l’imbarazzo della scelta perché si vorrebbe assaggiare ogni cosa descritta. Sono casi rari, dove si coglie l’anima di quel luogo, dove la cultura dl cibo è di casa.

Interni de Il Tirabusciò

Il Tirabusciò a Bibbiena è uno di questi luoghi. Un piccolo ristorante, aperto da Alberto e Marinella Degl’Innocenti agli inizi del terzo millennio, con una trentina di posti a sedere suddivisi in due sale e curati da Marinella con quel desiderio di far stare bene le persone che traspare da ogni gesto e parola.
“Quando aprimmo fu davvero difficile comporre la nostra prima carta. Io ero emozionata e impaurita che ogni scelta che avessimo fatto sarebbe stata giusta. Tutti i libri di cucina che avevo erano stati sfogliati, letti e riletti. Poi la mia riservatezza non era certo la carta migliore da giocare in una sala di ristorante, ma Alberto era così felice di cambiare lavoro, così allegro e motivato da questa avventura che seguirlo mi è parsa la cosa più bella del mondo” mi racconta Marinella mentre mi porta il primo piatto della serata.

Marinella e Alberto Degl’Innocenti

Ora quel menu è uno degli esempi più belli di quella che si chiama cucina di territorio! Il Tirabusciò ha vinto la scommessa iniziale, la carta dei vini è anch’essa esclusivamente casentinese e toscana e la chiocciola sulla guida delle Osterie d’Italia di Slow Food è meritatissima!
Alberto è andato a scuola
, nei primi anni, da due grandi chef: Paolo Teverini e Gaetano Trovato, poi diventati veri amici insieme a una terza persona, Simone Fracassi, che gli ha insegnato tutto sulle carni e gliele fornisce. Con un trio di maestri così sbagliare diventa impossibile e Alberto era un ottimo studente!

Il piccione

Bibbiena poi, la sera in cui sono andato a cena, era nella sua veste migliore; sulla piazza principale c’era un gruppo di ragazzi con la chitarra che festeggiavano una laurea e davano a questa già splendida cittadina del casentino un’aura particolare che predisponeva al bello e al buono che avrei trovato a pochi passi, al Tirabusciò.
La carta ha poche portate, le paste sono fatte da Marinella e la pasta secca arriva dal Pastificio Fabbri, un’icona della pasta italiana. Le carni, come già detto, dalla Macelleria Fracassi e la battuta di chianina che viene servita è una delle più buone che ho assaggiato negli anni. Poi il carpaccio di trota fario che arriva dall’Appennino, i tortelli di patata rossa di Cetica, i pici con il ragù di anatra in bianco, la guancia di Chianina e via di questo passo.

La giardiniera di Alberto, poi, è una vera delizia che dovrebbe fare in modo che i clienti se la possano portare a casa; sarebbe il migliore dei mezzi di comunicazione del Tirabusciò.
Che dire di altro? Andateci, vale davvero il viaggio!

Luigi Franchi

Il Tirabusciò
Via Rosa Scoti Franceschi, 12
Bibbiena (AR)
Tel. 0575 595474
www.tirabuscio.it

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