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Le nuove sfide del biologico in Italia e in Europa

I riflettori sono sempre più puntati sul biologico e illuminano un settore in cui si possono festeggiare traguardi importanti ma dove le sfide sono ancora impegnative. Nel periodo 2010-2019, infatti, la superficie agricola biologica europea è aumentata del 79%, fino ad arrivare, secondo le stime, a 19,8 milioni di ettari nel 2020. Per raggiungere, però, la quota di 25% di suolo coltivabile biologico nel 2030, così come è stabilito dalla strategia “dai campi alla tavola” del Green Deal europeo, la strada da fare è ancora tanta. Ed è quantificabile in un ulteriore incremento del 164%, così da raggiungere 52,2 milioni di ettari.
Questo, almeno, stando ai calcoli effettuati per BIOLS.EU (BIOrganicLifeStyle.EU), il progetto internazionale a cui collabora il consorzio italiano European Organic Partners (EOP) e Bionext, l’organizzazione olandese della filiera biologica: una campagna triennale (2019-2021), articolata con progetti in Germania, Francia e Italia, forte del finanziamento dell’Unione Europea e con l’obiettivo di promuovere il biologico come stile di vita.
La partita, dunque, è ancora tutta (o quasi) da giocare e sicuramente richiede un’indispensabile politica di stimolazione del mercato per migliorare nei consumatori la conoscenza del logo biologico europeo (la foglia verde). Per avere il polso della situazione da cui partire, BIOLS.EU ha commissionato un’indagine sul ruolo dei consumatori in merito agli aspetti in gioco nell’acquisto di prodotti alimentari in Italia, Francia e Germania. Ne è emerso che nel nostro Paese (dove tra l’altro dal 2010 al 2019 la superficie agricola biologica è raddoppiata, fino a sfiorare i 2 milioni di ettari), il 26% degli intervistati afferma che la salute e il benessere sono il principale criterio seguito nella scelta d’acquisto di cibo: una percentuale più elevata rispetto a quella registrata in Germania (18%) e in Francia (17%).
La sostenibilità ambientale, invece, da noi è il principale criterio d’acquisto di cibo per l’8% degli interpellati (lo è per il 6% dei francesi e il 9% dei tedeschi), mentre alla domanda relativa alle informazioni controllate sulla confezione, soltanto il 5% degli italiani (l’11% dei francesi e il 10% dei tedeschi) ha risposto “solo se è biologico”.
In quanto alla percezione del cibo bio, da noi il 30% dei consumatori ritiene che sia naturale, il 22% buono per la salute/il benessere delle persone, il 20% di migliore qualità e il 18% più costoso. A dimostrazione del fatto che in Italia i consumatori sembrano meno sensibili al livello di prezzo più elevato, visto che in Francia e in Germania rispettivamente il 27 e 29% degli intervistati hanno sottolineato che il biologico è più costoso del cibo convenzionale. Infine, in Italia il 65% dichiara di conoscere molto bene il logo biologico dell’UE, mentre in Germania e in Francia, dove esistono anche loghi nazional, è meno noto.
Se questo è lo stato dell’arte, per raggiungere il 25% di biologico in Ue entro il 2030, OPTA (Organic Processing and Trade Association Europe) ha stilato un programma preciso, osservando che i Paesi che finora hanno avuto successo su questo fronte promuovono una politica attiva per stimolare la conoscenza e la diffusione del cibo e dell’agricoltura biologica, senza mai dimenticare anche politiche in grado di spronare il mercato. Per consentire agli agricoltori di convertirsi al biologico, infatti, si dimostra indispensabile percorrere entrambe le strade.
In particolare, il programma OPTA individua quattro ambiti di trasformazioni essenziali: la biodiversità e il clima, per passare dall’agricoltura economica a quella biologica, l’alimentazione e la salute, dal fast food al cibo salutare, il prezzo reale, dal un massimo profitto a un massimo valore, e il prezzo equo, per rendere le filiere trasparenti e interconnesse. La realizzazione del programma, sottolinea OPTA, renderà imprescindibile la creazione di tavoli di concertazione a livello UE tra esperti di alto livello nel settore scientifico, finanziario, economico, dell’agricoltura biologica e le aziende di alimenti biologici.
Ma saranno necessarie anche ambizione e autoconsapevolezza, perché il settore biologico stesso è parte della soluzione, così come i piani d’azione nazionali, come dimostra l’esperienza della Francia, numero uno nell’Unione Europea per la vendita di prodotti bio, anche grazie al piano d’azione quinquennale Ambition Bio 2022.

Mariangela Molinari

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