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MELIUS: c’è solo un futuro, partire da prima del Coronavirus

Nella foto Chef stellati riuniti.

In questi giorni, in cui i Governi dei diversi Paesi stanno studiando le modalità con le quali i ristoranti potranno riaprire nelle prossime settimane, si sprecano i commenti e le analisi degli addetti ai lavori. Tutti, più o meno, sono accomunati dalla voglia di ripartire, e i contributi, autorevoli o semplicemente appassionati, seppur accorati, denotano l’altalenare bulimico tra ottimismo e rassegnazione.

Tra i diversi appelli, generalmente destinati ai decisori, affinché trovino soluzioni percorribili per sopravvivere nel periodo che intercorrerà fino al ritrovamento di cure o vaccini che risolvano definitivamente l’emergenza, spicca quello della rete dei Ristoranti aderenti a MELIUS (the Wordl’s 100 bestrestaurant).

Si tratta di una posizione originale, determinata e diversa dalle altre, perché, anziché essere pensata come destinata ai Governi, è diretta ai colleghi ristoratori di tutto il mondo.

Per i ristoratori italiani all’estero non ci si può rassegnarsi alle indicazioni che stanno trapelando in questi giorni.

L’obiettivo è che la categoria non accetti supinamente idee ritenute balzane, come distanziare i tavoli o inserire divisori sugli stessi, ma facciano sentire la propria voce critica, affinché, i ristoranti non siano equiparati a una corsia di ospedale.

Certamente immaginare che i clienti possano sottoporsi a quello che sarebbe un rito conviviale ingabbiati in pareti trasparenti e, quindi, disagevole e fastidioso, è difficile.

Insomma, il dibattito è aperto, lo scopo è trovare soluzioni che, garantendo la salute di tutti, operatori e clienti, permettano di attraversare il periglioso guado in cui il Covid19 di ha infilato.

Ai fini del dibattito, riportiamo integralmente il testo dell’appello.

Aldo Palaoro

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