Dare futuro all’Italia
8 aprile 2013
Ristorante Don Camillo, Siracusa
8 aprile 2013
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La Denominazione di Origine Controllata compie cinquant’anni. Un lungo viaggio, iniziato ben prima del 1963, e raccontato nella giornata inaugurale di Vinitaly da Giuseppe Martelli, presidente del Comitato Nazionale Vini del Dicastero dell’Agricoltura e direttore generale di Assoenologi, nel corso del convegno “1963/2013. Il vino, la memoria, il futuro. La legge delle Doc dei vini compie 50 anni”.

La necessità di regolamentare il settore vitivinicolo italiano ed in particolare quello delle produzioni di pregio, tipiche e espressive di un territorio, nacque dopo la prima guerra mondiale. “Nel 1921 un gruppo di parlamentari guidato dall’onorevole Arturo Marescalchi, enologo, fondatore nel 1891 della Società degli Enotecnici Italiani, progenitrice dell’attuale Associazione Enologi Enotecnici Italiani – Organizzazione nazionale di categoria dei tecnici vitivinicoli – Assoenologi, presentò alla Camera il primo progetto di provvedimento per la produzione dei vini tipici che venne approvato dopo tre anni con il Regio decreto 7 marzo 1924 n.497 dal titolo Disposizioni per la difesa dei vini tipici, convertito in legge il 18 marzo 1926 con il n. 562” spiega Martelli.
Dopo perfezionamenti e aggiunte, nel 1930 si promulgò la Legge n.1164, a seguito della quale sorsero i primi Consorzi di tutela: del Moscato di Pantelleria, del Marsala, del Moscato d’Asti e dell’Asti Spumante. Tuttavia, la strada verso la chiarezza è ancora lungo e la legge venne abrogata nel 1937, comportando lo scioglimento dei Consorzi di tutela e l’annullamento delle delimitazioni territoriali nel frattempo tracciate.

“In pratica il settore ritornò alle posizioni di partenza e dal 1937 l’Italia rimase senza una legislazione che tutelasse i vini tipici, pregiati o d’origine. – continua Giuseppe Martelli – Questo vuoto legislativo aprì un ampio confronto, durato ventisette anni, che portò a mille discussioni, centinai di convegni e innumerevoli proposte. In questo contesto prese piede la convinzione che non era più il caso di parlare di Vini tipici per non correre il pericolo di annoverare fra questi anche gli Ibridi produttori diretti in generale ed il Clinton in particolare, che allora in diverse zone era il più tipico dei vini. Nel 1957 con il Trattato di Roma si parlò quindi di Vini a denominazione di origine e si gettarono le basi per una regolamentazione europea dell’intero settore vitivinicolo”.

La necessità di una impostazione politica comunitaria in tema di catasto viticolo, di denuncia annuale della produzione e delle giacenze, di compilazione annuale di un bilancio delle disponibilità e del fabbisogno, della costituzione di un Comitato di gestione comunitario, condusse dunque alla promulgazione del Dpr 12 luglio 1963 n. 930, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 15 luglio 1963, grazie alla perseveranza e alla competenza del Senatore Paolo Desana.

“L’organismo del Ministero dell’Agricoltura prima e delle Politiche agricole alimentari e forestali oggi, con mansioni consultive, propositive e deliberative su tutti i vini designati con nome geografico è stato ed è il Comitato nazionale vini, istituito il 24 aprile 1964 sulla base di quanto sancito dal Dpr 930/63”. Dal 1964 ad oggi si sono alternati 11 Comitati e in 50 anni i Ministri dell’agricoltura hanno nominato otto presidenti del Comitato nazionale vini di cui 5 piemontesi: professor Giovanni Dal Masso, senatore Paolo Desana, enologo Ezio Rivella, senatore Tomaso Zanoletti e l’attualmente in carica, al secondo mandato, l’enologo Giuseppe Martelli.

La prima denominazione di origine riconosciuta dal Comitato nazionale vini è stata nel 1966 la Vernaccia di San Gimignano e le prime tre Docg, “Barolo”, “Brunello di Montalcino” e “Vino Nobile di Montepulciano” vennero approvate nel 1980. Un lungo viaggio, che a 50 anni dal suo inizio ufficiale ha davanti a sè ancora molta strada da fare, forte della consapevolezza del proprio valore per il nostro Paese.

 

Alessandra Locatelli

 

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