Ricerca accurata della AIS di Brescia per la Prima de La Scala

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bellavista-prima-scala“Vivan le femmine!/ Viva il buon vino! /Sostegno e gloria d’umanità!” ha ascoltato esclamare da un Don Giovanni mai così seduttivamente moderno il pubblico che mercoledì 7 dicembre ha assistito, da spettatore ma anche da protagonista – complice la rilettura geniale del regista Robert Carsen – alla prima del Teatro alla Scala di Milano. Poco dopo, una parte privilegiata di tale pubblico ha potuto degustarlo davvero quel buon vino: le prelibatezze cucinate alla cena di gala organizzata da  Caffe Scala presso la Società del Giardino sono infatti state accompagnate dalle eccellenze di Bellavista, main partner della serata e compagno di viaggio del Teatro dal 2004, l’anno della sua storica riapertura.
Ostinata ricerca di perfezione reiterabile nel tempo, cultura del senso estetico, orgogliosa personalità italiana, dedizione assoluta ad un mestiere amato e rispettato: sono solo alcune delle qualità che legano Bellavista Franciacorta con il Teatro alla Scala in un sodalizio divenuto ormai “scelta vocazionale”, come ci raccontano i dieci delegati dell’Associazione Italiana Sommelier di Brescia che mercoledì hanno rappresentato la categoria nel corso della cena e accompagnato gli ospiti nella degustazione delle quattro referenze scelte per l’evento.
“Il Gran Cuvée 2006 in apertura della serata è perfetto sia con i cinque antipasti che con il risotto, perché il profumo è pronunciato ma fine e il sapore è asciutto, persistente ma elegante” ci spiega con competenza Nicola Bonera, miglior sommelier d’Italia nel 2010 e wine consultant del Ristorante Due Colombe a Corte Franca (Brescia); oltre il 30% dei vini del Gran Cuvèe viene affinato per 7 mesi in piccole botti di rovere al fine di ottenere un prodotto di massima qualità. “Ci sono voluti anche 7 mesi per organizzare il menu e trovare gli abbinamenti migliori con i vini” ci spiega Maria Greco Naccarato, food designer che ha progettato il menu proponendo una rilettura in chiave moderna del caffe-scala-sommelierlibretto. “Siamo partiti dalla carne, la portata forse più difficile, e abbiamo fatto diverse prove insieme agli sponsor” sottolinea il capo cuoco Maurizio Riva, insieme al direttore di Caffe Scala Salvatore Quartulli:“ Nessuna scelta è stata casuale, ma approfonditamente studiata per riportare anche nei vini l’atmosfera di questo Don Giovanni unico, affatto scontato”. E così il giallo oro particolarmente brillante di questo vino si confonde all’oro delle magnifiche sale del Giardino e il vago retrogusto di incenso ammicca all’atmosfera soffusa prodotta della sola luce delle candele che si riflette negli specchi. “Con la fagianella, citata anche in scena, si è deciso per il Rosso del Sebino Solesine 2007” continua Bonera, un vino ottenuto da uve selezionatissime, ricco di profumi e dal tipico color rosso rubino simbolo per eccellenza del teatro. Dulcis in fundo, il pavé di cioccolato fondente 63% di Gobino, un inno al piacere dei sensi perseguito fino alla fine da Don Giovanni, si accompagna al vino da dessert Fa Diesis, pensato da Bellavista in omaggio alla Scala e a Mozart, che amava in modo particolare questa tonalità musicale. Con il caffè Kimbo e la pralineria Gobino, immancabile l’ultima carezza del Distillato di Vino. L’azienda, che l’anno prossimo festeggerà insieme al suo fondatore e presidente Vittorio Moretti i trentacinque anni di lavoro e di passione, conta oggi 190 ettari di vigne, un decimo di tutto il territorio di Franciacorta. Per l’evento ha messo a disposizione 60 magnum di Gran Cuvèe, 60 di Sebino e 42 di Fa Diesis, senza contare le bottiglie di Vittorio Moretti 2004 servite in teatro per il tradizionale brindisi degli artisti. In vista del Natale ormai alle porte, quale modo migliore per brindare alla speranza di un futuro carico di “sostegno e gloria per l’umanità”? Di questi tempi, se ne sente un gran bisogno.

Alessandra Locatelli

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